Sosteneva che la dieta vegana l’avesse curata dal cancro, morta di tumore una youtuber del Texas

Aveva illuso se stessa e i follower del suo canale di essere riuscita a sconfiggere un cancro al quarto stadio in soli 3 mesi grazie a una dieta vegana, ma la realtà dei fatti per la youtuber Mari Lopez era molto diversa e ora, tramite la piattaforma di videosharing, la nipote Liz Johnson ha fatto sapere che la zia non ce l’ha fatta e lo scorso dicembre ha dovuto arrendersi alla malattia, che le aveva invaso il sangue, i polmoni e il fegato.

Tramite il canale di YouTube intitolato Liz & Mari, le due donne del Texas per più di un anno hanno fornito consigli ai loro 11.781 seguaci su come eliminare le metastasi col metodo che per Mari aveva funzionato nel 2016, ovvero seguendo una rigida alimentazione vegana (mangiando soprattutto verdure crude), bevendo succhi di frutta a base di zenzero e limone e pregando molto in Dio. La youtuber, poi, raccontava di come tale percorso l’avesse aiutata anche a “guarire” – queste le sue parole – dalle tendenze omosessuali.

 

I filmati postati nel corso degli ultimi anni dalle due donne avevano riscosso un gran successo, arrivando a toccare anche le 300 mila visualizzazioni. Molti utenti di YouTube costretti a combattere col medesimo male spesso ringraziavano Liz e Mari per i consigli e l’incoraggiamento, mentre le critiche e le accuse di essere solo delle ciarlatane venivano eliminati dal canale dalla più giovane, “per rispetto delle nostre famiglie”.

In un recente video apparso sulla piattaforma, Liz ha annunciato la morte della zia, affermato di essere cerca che il cancro abbia vinto su di lei perché nell’ultimo periodo la donna aveva abbandonato le sue convinzioni alimentari e aveva ricominciato a mangiare un po’ di carne. “Mia zia ci ha lasciati, il cancro è tornato. Non è stata coerente con la dieta e la vita spirituale” dice la ragazza nel video. “Zia ha scelto di sottoporsi alla radioterapia e alla chemio quando le è stato diagnosticato di nuovo il tumore e non ha più seguito la strada dei succhi e delle verdure crude” ha spiegato ancora.

Nelle ultime settimane della sua vita, poi, Mari – avendo rifiutato il suo stile di vita precedente – chiese alla nipote di cancellare i suoi audiovisivi dal canale, ma Liz glielo ha negato. “Molti mi hanno scritto affermando di aver combattuto il cancro con i nostri frullati” ha spiegato inoltre la ragazza al magazine Babe. “Altri invece hanno scelto le cure tradizionali. Alcuni sono ancora vivi, altri no, sfortunatamente. Ma noi non abbiamo mai detto che potesse funzionare al 100% per tutti” ha precisato alla stampa.

A spingere Mari ad accettare di nuovo la carne è stata la sorella, ovvero la madre di Liz, con cui la figlia si trova in disaccordo. “Mamma cucinava la carne usando il microonde. Zia era assolutamente contraria a questo tipo di cottura” ha sottolineato inoltre la ragazza. La youtuber, ora, non ha alcuna intenzione di chiudere il suo canale ed è ancora convinta della funzionalità della dieta da lei promossa. Per preservare la sua persona, però, nei suoi prossimi video comparirà un disclaimer in cui affermerà di non avere responsabilità alcuna qualora i frullati non dovessero funzionare.

 

Huffingpost

Bollette elettriche insolute? Le pagheranno chi ha sempre pagato l’energia elettrica

Il nostro governo non finira’ mai di stupirci…

Si stima attorno al miliardo di euro l’insoluto totale delle bollette elettriche non pagate dai morosi, non i morosi che oggi s’inteneriscono per San Valentino ma quelli di ben altra specie che evadono la fattura della corrente. Al posto loro ne pagheranno una parte tutti gli altri consumatori elettrici, quelli che saldano con regolarità il conto della luce.
L’hanno stabilito ricorsi e sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, e l’Autorità dell’energia ha formalizzato: sarà distribuita fra tutti i consumatori una prima fetta di “oneri generali” elettrici pari a circa 200 milioni arretrati.
Diverse aziende elettriche erano entrate in crisi, e qualcuna aveva addirittura dovuto chiudere i battenti, quando si è trattato di saldare ai fornitori alcune voci parafiscali della bolletta che erano state fatturate ai consumatori ma non erano state incassate.
Il meccanismo per ripartire su tutti i consumatori questa parte di evasione legata alla crisi di alcune società elettriche era già stato adottato per il canone Rai, che si paga attraverso la bolletta. Quando la si paga.

In sostanza, sulle bollette della corrente già cariche di risarcimenti, di oneri, di voci e di incentivi si aggiunge un nuovo capitolo, ovvero saremo noi consumatori a rimborsare alle società elettriche una parte del buco creato negli oneri parafiscali delle aziende in crisi da chi evade la bolletta della corrente.
Una delibera dell’Autorità dell’energia, appena ribattezzata Arera da quando ha rilevato oltre agli acquedotti anche l’area rifiuti, ha stabilito come ripartire fra tutti gli oneri generali di sistema, una parte parafiscale della fattura elettrica, non pagati dai consumatori morosi. Insomma, una socializzazione di una fetta degli insoluti.

 

Aziende elettriche in crisi

Diverse società del mercato libero avevano traballato e qualcuna esposta alla drammatica crescita delle bollette non pagate aveva addirittura dovuto chiudere, a cominciare, anni fa, dall’Esperia creata dall’imprenditore Filippo Giusto. Ma il mancato pagamento delle bollette nei mesi scorsi aveva buttato fuori dal mercato un plotone di altre società fra le quali un nome forte come Gala, l’azienda di vendita di energia più esposta al fenomeno dei mancati pagamenti.

Morosità miliardaria

Quant’è il valore da saldare? Per ora è impossibile dare una cifra esatta: le morosità complessive rivendicate dalle società elettriche ammontano a cifre superiori al miliardo di euro, ma per ora questa delibera sfilerà dalle nostre tasche una prima fetta di circa 200 milioni.
Altre delibere ancora allo studio dovrebbero essere messe a punto nei prossimi mesi per completare le procedure con cui noi consumatori rimborseremo ciò che non è stato pagato dai furbetti della bolletta.

Alcuni dati però sono sicuri. Nel 2016 il controvalore complessivo del mercato finale dell’elettricità si aggirava sui 61 miliardi di euro (fonte: «Electricity Market Report», Politecnico di Milano, ottobre 2017).

Per quello stesso anno l’Autorità dell’energia, delle reti e dell’ambiente aveva censito richieste di distacchi per morosità per il 2,8% dei consumatori del segmento “maggior tutela” (quello con le tariffe regolate dallo Stato). Sul mercato libero nel 2016 il numero di contatori sigillati per mancato pagamento era arrivato addirittura al 4,7%, il 5,8% di richieste di distacco per i consumatori non domestici come i negozi e gli uffici. (fonte: «Monitoraggio retail», autorità Arera, 2017).

Il canone Rai

Gli oneri generali in bolletta, tra i quali gli incentivi alle fonti rinnovabili e agli “energìvori”, sono pagati dai consumatori ai venditori di corrente, i quali poi devono rigirarli alle società di distribuzione elettrica che consegnano i chilowattora ai consumatori tramite i fili elettrici.

Il problema dei morosi si era presentato con l’imposta radio tv (il cosiddetto canone Rai). Quello dei consumatori morosi non poteva essere pagato dalle società di vendita che fatturavano le bollette non incassate. È stato necessario intervenire con un atto normativo.

Lo stesso si è ripetuto con gli oneri. I fornitori di energia si accollavano gli oneri non riscossi dai clienti finali. Dovevano cioè versarli ai distributori anche se non incassati.

Ci sono stati ricorsi e sentenze finché il Consiglio di Stato ha deciso: l’obbligato al versamento degli oneri di sistema è il cliente finale.

 

Il turismo delle bollette

Il fenomeno delle morosità è più ricorrente nel Mezzogiorno ed è più forte sul mercato libero, dove si può cambiare fornitore di corrente con un clic del mouse. Viene chiamato “turismo dell’elettricità”, e si basa sul fatto che prima di poter portare a conclusione la sigillatura del contatore ci vogliono carriolate di bollette non pagate.

Il “furbetto della bolletta” straccia un po’ di bollette bimestrali e prima che si attivi la procedura di recupero credito cambia vittima, cioè cambia società di fornitura elettrica, con la quale ricomincia.

Il fenomeno sarà frenato quando saranno disponibili i dati su noi consumatori raccolti nella banca dati del Sii, il Sistema informativo integrato, nel quale le società elettriche potranno consultare se il nuovo cliente è corretto oppure se è un fuggitivo delle bollette non saldate .

Un fenomeno simile accade per esempio con i telefonini, con la differenza che nel segmento elettrico non ci sono ancora i contratti prepagati e soprattutto che alla base della fornitura ci sono i costi orgogliosi dell’energia realmente prodotta da una centrale elettrica alimentata con un combustibile costoso.

Alcuni commenti

Ecco Massimo Bello, presidente dell’Aiget, l’associazione dei grossisti e rivenditori di energia: «Il nuovo assetto dovrà evitare che chi svolge un puro servizio di incasso per il sistema (ovvero i fornitori di energia) si ritrovino a sostenere un costo improprio. Qualsiasi iniziativa in tal senso, come i recenti provvedimenti dell’Arera, va nella direzione giusta».

Aggiunge Marco Bernardi, presidente di Illumia, una delle aziende del mercato libero: «È un primo importante passo verso una modalità di riscossione degli oneri analoga a quella del canone Rai, che rispecchierebbe a pieno le corrette responsabilità tra tutti i soggetti della filiera».

Protestano alcune associazioni dei consumatori. «Quando ci sono da socializzare i profitti si chiamano in causa le aziende, quando invece si devono spalmare i debiti si chiama il consumatore», afferma Luigi Gabriele dell’assocazione Codici; «questa delibera sarebbe solo un incentivo per non perseguire i furbetti del quartierino», aggiunge Marco Vignola dell’Unione nazionale dei consumatori.

I dettagli secondo l’Autorità dell’energia

L’Autorità dell’energia, delle reti e dell’ambiente (Arera) specifica che «il provvedimento citato (deliberazione 50/2018) riguarda solo una particolare casistica, limitata numericamente, e solo una parte degli oneri generali di sistema previsti per legge. In particolare, il riconoscimento individuato dall’Autorità per i soli distributori è parziale e attiene ai soli oneri generali di sistema già da loro versati ma non incassati da quei venditori con cui, a fronte della inadempienza di questi ultimi, i distributori hanno interrotto il relativo contratto di trasporto di energia, di fatto sospendendo così a tali soggetti la possibilità di operare nel mercato dell’energia». Il meccanismo, parziale e circoscritto finalizzato a garantire il gettito degli oneri di sistema da assicurare per legge, «che l’Autorità ha strutturato in tal modo per adempiere ad una serie di sentenze della giustizia amministrativa che hanno annullato le precedenti disposizioni dell’Autorità in tema. La regolazione precedente imponeva ai venditori la prestazione di garanzie finanziarie in favore delle imprese distributrici anche a copertura degli oneri generali di sistema. Le pronunce della giustizia amministrativa sostengono che la legge pone in capo esclusivamente ai clienti finali, e non alle imprese di vendita, ne ai percettori degli incentivi, gli oneri generali di sistema, con la conseguenza che l’Autorità non avrebbe il potere di imporre il citato sistema di garanzie alle imprese di vendita negando che il rischio di mancato incasso degli oneri generali di sistema da parte dei clienti finali sia dei venditori».

 

Il sole 24h

Massacra un cane a calci e pesta due anziani,rimesso gia’ in liberta’.

“Questa è la giustizia italiana …: ne abbiamo parlato ieri qui riportando la notizia de Il Mattino Di Padova, il clandestino marocchino che sabato scorso ha massacrato a calci un cane, pestato a sangue una anziana e l’uomo che l’ha difesa, è di nuovo libero grazie al giudice e soprattutto grazie alla legge buonista italiana, che non prevede la custodia cautelare per reati inferiori ai tre anni di carcere, quest’aggressione per lo Stato è fatto lieve.

PADOVA. E’ tornato subito in libertà: due notti in carcere dopo aver terrorizzato via Altinate, e adesso Essalihi Tarik, 39 anni, marocchino con il permesso di soggiorno scaduto quattro anni fa, senza fissa dimora torna alla sua vita.

L’UDIENZA. Il pm aveva chiesto la misura di custodia cautelare in carcere ma non è stata concessa perchè i reati che gli vengono contestati non supererebbero i tre anni di pena. Gli sono stati contestati i reati di lesioni personali aggravate da futili motivi. Lui si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il tribunale ha comunque deciso che il marocchino dovrà presentarsi ogni giorno ai carabinieri di Saonara e andrà a processo il 19 aprile.

I FATTI. Via Altinate, a mezzogiorno e quaranta del sabato, è un fiume di gente che converge verso il centro. Tanto più se febbraio concede una tregua da pioggia e umidità. In mezzo a questo fiume ieri c’era anche una settantenne con il cane di mezza taglia al guinzaglio. Camminava sul marciapiede e per poco un ragazzo in bici non la investiva. Alza il braccio, grida qualcosa del tipo: “Impara l’educazione”. E quello invece di tirare dritto torna indietro indemoniato. Prende a calci il cane, che si agita e trascina a terra l’anziana. Prende a calci anche l’anziana, prima di inforcare la bicicletta e tentare di scappare. Sulla sua strada, in mezzo a decine di persone, trova un uomo di 60 anni che lo afferra per un braccio e prova a fermarlo, mentre altri intorno si attaccano al telefono per chiamare la polizia. Il nordafricano è incontenibile. Lo prende a pugni in faccia, ancora e ancora. I passanti si fermano a guardare e inveiscono finché non arrivano due pattuglie della polizia, una della Squadra volante e l’altra del Reparto prevenzione crimine.

LA POLIZIA. Gli agenti si tuffano in mezzo alla bolgia e finalmente immobilizzano il violento. Una volta in Questura scoprono chi è, con la sua storia, la sua vita e il suo carico di rancori e frustrazioni. Essalihi Tarik è uno dei tanti nordafricani che a Padova vivono da invisibili: permesso di soggiorno scaduto nel 2014, senzatetto e quindi anche senza un lavoro. Fedina penale immacolata, quindi zero precedenti penali. Secondo la banca dati delle forze dell’ordine non è né ladro, né spacciatore. Nel suo profilo Facebook pubblica una foto con la Basilica del Santo alle spalle, oppure si fa immortalare sul porticciolo del Piovego al Portello. Vede la città, la vive ma non riesce a farne parte. La polizia l’ha arrestato con l’accusa di lesioni gravi e maltrattamento di animali.

L’anziana del cane si è chiusa in casa con le crisi di panico. L’uomo che ha provato a difenderla ha trascorso la giornata in ospedale la bocca rotta e gli zigomi gonfi a causa degli ematomi.

Essalihi Tarik è di nuovo libero e non ha avuto nemmeno un provvedimento di espulsione.”

Ecco i volti degli assassini di Pamela,incastrati grazie a…

Si sarebbe “chiusa” stando a sentire gli inquirenti l’inchiesta per l’omicidio della 18enne Pamela Mastropietro. Per il delitto è stato fermato poche ore dopo il ritrovamento del cadavere Innocent Oseghale, un 29enne nigeriano, che era stato accusato di occultamento e vilipendio di cadavere, ma a
l momento non di omicidio volontario. La giovane era stata uccisa e fatta a pezzi dopo essere fuggita da una comunità di recupero nel maceratese. Venerdì, poi, sono stati bloccati altri due nigeriani.

Si tratta di Desmond Lucky e Lucky Awelima. Il primo sarebbe un pusher amico di Innocent Oseghale, in un primo momento accusato solo di concorso in spaccio di droga. I cellulari dei tre sono anche stati tracciati, e nel caso di Awelima sono stati seguiti i suoi spostamenti: i carabinieri hanno potuto notare che due giorni fa si trovava a Milano, con la possibile intenzione di fuggire dall’Italia. Dalle indagini, sembra che il delitto sia stato compiuto dalle 12 alle 19 e che – contrariamente a quanto si è detto in queste due settimane – Pamela Mastropietro è stata uccisa probabilmente perché si è ribellata a qualcosa.

Intanto, riaffiora in questa vicenda il ruolo del “tassista” camerunense con cui Oseghale si è recato sul luogo dove sono stati rinvenuti i trolley. Si tratta di un migrante che, essendo patentato, fornisce passanti ad altri migranti suoi connazionali e non. Sembra sempre più chiaro che se questa vicenda davvero tragica ha avuto in tempi rapidi una svolta nelle indagini lo si deva a lui. Infatti, sembra che dopo aver accompagnato il nigeriano sul posto, il “tassista” sia poi tornato e abbia aperto le valigie. Spaventato da quello che aveva visto, il giorno dopo si è poi presentato spontaneamente in Questura, raccontando la propria versione dei fatti, corroborata poi dai successivi sviluppi nelle indagini.

Leggilo.org

La figlia di Gino Strada: “Non fate sesso coi fascisti, non fateli riprodurre”

Con i fascisti non bisogna avere rapporti sessuali, per evitare che si riproducano dice Cecilia Strada.

La figlia del fondatore di Emergency lo afferma pubblicando su Facebook una scritta murale con questo messaggio e aggiungendo un commento personale per rafforzare il concetto

“Anche solo per non dar loro una gioia. Dalla rubrica ‘I consigli della domenica sera’”, commenta la ex presidente di Emergency aggiungendo le proprie scuse perché – ammette – “non siete abituati a sentirmi parlare così, ma davanti alla verità nuda non sono riuscita a trattenermi”.

La scritta provocatoria ha raccolto centinaia di commenti in pochi ore, dividendo gli internauti fra chi sorride ammiccante al messaggio e chi invece reagisce con critiche, insulti e in alcuni casi anche minacce.

A un utente che la attacca accusandola di “darsi da fare con i nuovi arrivati per meticciare il nostro Paese”, la Strada replica sarcastica: “parla con il tuo medico di base di quello che ti frulla in testa. Non è un comportamento normale, fra adulti civili”. Uno scontro al calor bianco che il post della figlia del fondatore di Emergency non contribuisce certo a smorzare.

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“Amore, sono tornato a ca… “: Marine fa una sorpresa alla moglie e la trova con l’amante

Molti amici ve l’avranno detto, più di una volta: “Meglio non fare sorprese a chi ami”. Soprattutto se non si è pronti a rischiare di riceverla. Avvertimento che, probabilmente, amici e commilitoni di un marine statunitense devono aver dimenticato di fargli. Oppure gliel’avranno fatta ma lui avrà pensato: “No, a me non accadrà nulla di quello che dite”.

Così, con l’idea di fare una sorpresa alla moglie, tornando a casa in anticipo senza avvertire, il militare è entrato nella sua abitazione riprendendo la scena con il cellulare per vedere la faccia che avrebbe fatto la donna.

Ma è stata di certo l’espressione del militare ad essere più che sorpresa dopo aver trovato la moglie nuda assieme a un altro marine. Il filmato della visita ‘inattesa’ (sia per lui che per lei) è stato postato su Facebook il 28 luglio scorso sul profilo dedicato a veterani e militari in servizio ‘JTTOTS26 – The Reckoning’ – in una sorta di ‘vendetta social’, finendo per essere condiviso più di 1.700 volte e visualizzato (al momento) da circa 400mila persone.

Secondo quanto riporta il sito ‘9news.com.au’, nel filmato l’uomo saluta anche il figlio di tre anni, seduto al computer al piano di sotto; poi, salendo le scale, attraversa la camera da letto e arriva in bagno, dove trova la moglie seduta nuda sul wc davanti a un uomo vestito e chino su di lei.

E la rabbia del tradito, a quel punto, esplode: “Esci di qui, fottuto Jody (termine militare per indicare chi va con la moglie di un militare che è dispiegato in operazioni all’estero, ndr)”. E ancora: “Sei fortunato che non ti prenda a calci in c…, str… . Qual è il tuo nome e il tuo grado, bastardo? Dai l’addio al tuo grado, pezzo di m….”.

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Differenziata: tutti i rifiuti nello stesso compattatore beccati da una coppia che li filma(VIDEO). La replica:”Erano contaminati”

A Sferracavallo una coppia riprende dalla finestra di casa gli operatori ecologici che svuotano i contenitori della differenziata in uno stesso autocompattatore. Un video  pubblicato su Facebook e che riprende i netturbini sul lungomare. La coppia rivolge agli operatori ecologici alcune frasi sarcastiche e anche: “Il sindaco ci prende in giro”. La Rap precisa: “Gli operatori impegnati per strada quel giorno avevano già segnalato che nel corso della raccolta dell’organico, avvenuta prima di quanto ripreso dai cittadini, erano stati rinvenuti diversi sacchi e contenitori pieni di rifiuti contaminati, cioè dove la frazione differenziata era mista ad altri componenti”.

 

 

Cioè organico misto a plastica o carta mista a plastica. “In questi casi purtroppo non resta all’azienda – continuano dalla Rap – che procedere ad una raccolta indifferenziata e al conferimento al TMB di Bellolampo. Gli impianti che effettuano il trattamento dell’organico infatti non accettano il conferimento di carichi contaminati, anche in percentuali molto basse”. “Questo episodio – afferma il sindaco Leoluca Orlando – conferma quanto l’impegno di tutti i cittadini sia fondamentale per raggiungere un sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti efficiente. Basta la disattenzione o il menefreghismo di pochi per vanificare lo sforzo dei più, come quello dell’azienda. ( a cura di Romina Marceca)

 

Repubblica

GIOIELLIERE RAPINATO ACCUSATO DI OMICIDIO

Emozionante il monologo di Pierfrancesco Favino al Festival di Sanremo, che racconta con passione i sogni, la rabbia, le paure di un migrante. L’interpretazione con le lacrime agli occhi non può che toccarti il cuore. Soprattutto quando il testo del drammaturgo francese Bernard-Marie Koltes parla del generale che spara nel mucchio in mezzo alla foresta. Dall’inferno di Sarajevo a quello di Mosul ho visto sparare veramente sui profughi, a donne e bambini con la bandiera bianca, che scappavano per salvarsi dalla guerra. Ma proprio il 10 febbraio, finale del 68º Festival di Sanremo, si celebra il giorno del ricordo dell’esodo di altri profughi istriani, fiumani, dalmati, tutti italiani in fuga dalle violenze di Tito a guerra finita. Favino e Michelle Hunziker, per (…)

(…) fortuna, lo hanno ricordato, anche se in pochi secondi. «Oggi è il giorno per non dimenticare le migliaia di italiani vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra» ha detto l’attore sul palco dell’Ariston. «È doveroso il nostro ricordo» ha aggiunto Hunziker «perché questa pagina tragica del dopoguerra fa parte a pieno titolo della storia nazionale». Due frasi sentite, ma pur sempre due frasi di una manciata di secondi. Davanti ad oltre 12 milioni di italiani forse sarebbe stato giusto fare uno sforzo in più dedicando un monologo oppure una parte della lunga e toccante interpretazione di Favino ai profughi di ieri.

Italiani, non stranieri, pure per non dimenticare quelli di oggi che scappano veramente dalle guerre. E non indistintamente tutti i migranti, compresi gli economici che sono la stragrande maggioranza, portati sul palco di Sanremo da canzoni in lizza e da ospiti che puntano a far passare la linea dei talebani dell’accoglienza. Quelli delle porte aperte a tutti in nome di un finto buonismo, che sfilano a Macerata contro il razzismo ed inneggiano alle foibe. Un ritornello aberrante di una minoranza di antagonisti si è detto, ma il «dittatore» artistico, Claudio Baglioni, avrebbe potuto spulciare sui social il 10 febbraio trovando uno scritto illuminante. «Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. Non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci il pane e spazio che sono già scarsi». Non sono frasi dei mangia migranti di oggi, ma le righe pubblicate dall’Unità nel 1946 nei confronti dei 350mila esuli italiani in fuga dalle foibe.

Per almeno mezzo secolo questo dramma è stato volutamente dimenticato o addirittura nascosto. Oggi che se ne parla alzando i veli imposti per motivi politici c’è ancora chi inneggia alle foibe fra i talebani dell’accoglienza eredi dei comunisti che nel 1946 rifiutavano qualsiasi solidarietà ai profughi italiani.

Possibile che con tutti i soldi a carico del contribuente che paga il canone, investiti per il Festival, a nessuno sia venuto in mente di dedicare qualcosa di più di due frasi al 10 febbraio?

Un giusto riconoscimento dei martiri delle foibe, ancora oggi vilipesi, una «medaglia» per la 68ª edizione di Sanremo ed un doveroso ricordo, dopo decenni di dimenticanza, non solo dei migranti di oggi, ma dei profughi italiani di ieri.

Fausto Biloslavo per ilgiornale.it

Io, carabiniere ferito a terra. Un inferno di calci e pugni

Immaginate la scena: otto carabinieri in tenuta antisommossa con di fronte duecento giovani pronti a tutto, dotati di fumogeni, che non aspettano altro che picchiare. Parte la carica. Uno dei militari inciampa mentre viene dato l’ordine di indietreggiare e cade.

Mentre i suoi compagni scappano, per non essere sopraffatti, l’uomo rimane a terra e gli antifascisti, in un attimo, gli sono addosso.

Il brigadiere capo Luca Belvedere, un passato alle spalle di trent’anni trascorsi nell’Arma dei Carabinieri è un «leone». Così lo descrivono gli amici. «È sempre stato il primo ad arrivare al lavoro e l’ultimo ad andarsene», racconta chi lo conosce bene. L’altro ieri a Piacenza era lì, come sempre, tra blindati e celerini a fare il suo lavoro, quello di tutti i giorni, quello di un padre di famiglia che per portare a casa lo stipendio è anche disposto a prender botte. «Che ci vuoi fare – dice un collega – siamo tutori della legge, abbiamo giurato fedeltà alla Patria e manteniamo la parola data ogni giorno. Viviamo per strada, aiutiamo la gente. Di botte ne prendiamo tante. A volte va bene, a volte va male». E a Luca sabato è andata male. Di fronte a quella folla di giovani incappucciati e armati di spranghe non ha indietreggiato. A lui, che fa parte del Quinto battaglione «Emilia Romagna» e che è di stanza a Bologna, la trasferta è costata cara: una spalla rotta e diverse contusioni. «Luca – raccontano gli amici – ha tentato di bloccare i manifestanti ed evitare che sfondassero il fronte. Ci sono stati momenti di tensione e provocazioni, con tentativi di far scatenare lo scontro fisico tra loro e i carabinieri. A quel punto sono partite le prime manganellate, date per contenere la situazione, ma il muro delle divise si è sfaldato subito».

Otto contro duecento, troppo pochi. Subito dopo il caos. Belvedere è inciampato ed è caduto, perdendo lo scudo. Ha cercato di proteggersi per come poteva, ma era sotto una gragnola di pugni e calci dati dappertutto. Qualcuno ha preso lo scudo e glielo ha letteralmente scaraventato addosso. Chi era lì ha visto che è riuscito ad alzarsi. Il carabiniere era evidentemente preoccupato per la pistola. Perché in questi casi il rischio è che in mezzo a una folla di giovani inferociti possa esserci uno squilibrato che prende l’arma e, in preda all’esaltazione, scatena l’inferno. Lo hanno visto mettersi la mano sulla fondina. «Si è sentito sollevato – raccontano gli amici -, ma la spalla gli faceva malissimo. È riuscito a rialzarsi e si è allontanato». A pochi metri da lì c’erano dei poliziotti e dei vigili urbani che lo hanno accompagnato a una loro auto di servizio. È stato portato all’ospedale di Piacenza, dove è stato soccorso inizialmente. Ieri il trasferimento a Bologna. Dovrà essere operato alla spalla fratturata. Solidarietà bipartisan dalla politica. Il ministro dell’Interno Marco Minniti oggi gli farà visita. E il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a proposito degli scontri di Piacenza, si è schierato dalla parte dei tutori della legge: «Solidarietà e vicinanza agli agenti feriti – ha detto -. Un ringraziamento ai Carabinieri che, anche in momenti difficili e pieni di tensione, continuano a svolgere il loro lavoro in difesa della sicurezza dei cittadini e della libertà di manifestare. Ai feriti va il mio augurio di pronta guarigione».

 

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Cuore e fegato di Pamela mangiati in un rituale della mafia nigeriana

“L’ipotesi choc del professor Alessandro Meluzzi, leader del Pai, sul corpo straziato della povera Pamela Mastropietro: il suo cuore e il suo fegato mangiati dagli spacciatori in un rituale della mafia nigeriana. Bella gente abbiamo fatto entrare in Italia.

L’intervista al professor Alessandro Meluzzi, psichiatra, ex parlamentare del centrodestra, opinionista tv, è di Guido Crosetto, esponente di Fratelli d’Italia e capolista in Piemonte. In questa intervista Meluzzi ipotizza che Pamela, la ragazza uccisa e squartata a Macerata, forse da tre nigeriani, sia stata prima uccisa e poi sezionata con perizia tecnica da esperto: “Questo ci porta a pensare che la devastazione del suo corpo possa essere parte di un rito tipico della mafia nigeriana, come il cannnibalismo rituale, il fatto che nel cadavere di Pamela non ci sia il cuore e il fegato ha come ipotesi più probabile che quegli organi siano stati mangiati, rituale della mafia nigeriana per acquisire forza e potere…”.