Milano, coda e ressa per le Nike Air Max: un’edizione limitata da 160 euro

Decine e decine di ragazzi hanno riempito via Statuto a Milano in attesa dell’apertura del NikeLab, lo store che ha messo in vendita in edizione limitata le nuove Air Max, scarpe vendute al costo di 160 euro e vendute esternamente anche a 5/600 euro. È stato necessario a causa della ressa anche l’intervento della polizia.

Ancora una volta il negozio Nike Lab St18 è stato preso d’assalto da decine e decine di ragazzi pronti a sfidare il freddo per avere l’ultimo modello di scarpe targato Nike. Si tratta delle Air Max 90, prodotte in edizione limitata per lo store di via Statuto e via della Moscova, a Milano, acquistabili ad un prezzo agevolato di 160 euro. Sì perché le stesse scarpe pare siano vendute fuori ad un prezzo che sfiora anche i 500 euro. Così in tantissimi si sono dati appuntamento per riuscire ad accaparrarsi le ambite scarpe: hanno dormito, se così si può dire, all’esterno del negozio dove hanno iniziato a prendere posto mercoledì sera. E così questa mattina i più fortunati hanno ricevuto il bracciale giallo, utile ad accedere in negozio per comprare proprio le Air Max.

In molti però hanno lamentato la scarsa organizzazione da parte degli addetti ai lavori che avrebbero distribuito i bracciali ad amici e conoscenti. Qualcun altro invece ha avuto da ridere sulla ressa. Effettivamente è stato necessario anche l’intervento di diverse volanti della polizia che hanno dovuto attendere che il tutto terminasse senza troppi incidenti. Intanto sui social sono stati diffusi foto e video dei ragazzi in coda all’esterno dello store, tra incredulità e non poche polemiche, qualcuno si chiede: “Ma non dovreste essere a scuola?”, qualcun altro invece rimane attonito davanti alla scena di molti ragazzi arrampicati sui muri nella noncuranza generale.

Un episodio simili accaduto lo scorso dicembre per le Nike Air Force 1
Non è la prima volta che si verifica un episodio del genere, lo scorso 19 dicembre infatti in decine avevano sfidato il gelo della notte restando all’esterno dello stesso store Nike per più di 12 ore: obiettivo in quel caso era accaparrarsi le nuove scarpe Off-White x Nike Air Force 1 nei colori Black e Volt, anche queste prodotte in edizione limitata.

milano.fanpage.it

Divorzio Kyenge, parla il marito: “Non la vedevo mai, compro un altro cane”

La saga della fu famiglia Kyenge continua. Dopo che nei giorni scorsi Domenico Grispino, marito dell’europarlamentare, aveva annunciato di volersi candidare nelle fila della Lega, Kyenge aveva svelato che il suo matrimonio è ormai al suo capolinea.

 

La Zanzara

E proprio oggi, a La Zanzara su Radio 24, Grispino è tornato sull’argomento: “Lei ha lasciato me – spiega – Io la facevo andare avanti, tanto prendevo un altro cane e avevo la compagnia“. Insomma, il marito dell’eurodeputata vedeva più il cane della moglie. “In cinque anni qui non la vedevo mai – spiega – Stavo col cane, e adesso pure senza. Ora prenderò un altro cane“. Una dichiarazione non proprio lusinghiera quella di Grispino, ma è noto che i rapporti tra i due si erano raffreddati già da tempo. Mesi fa l’uomo aveva annunciato di voler dare il proprio voto alla Lega, nonostante il fuoco incrociato dei leghisti nei confronti della (ex) moglie. Ma i leghisti, sono veramente razzisti? “Ma queste sono cagate – dice lui – I razzisti ci sono ovunque, anche a sinistra. E anche i neri sono razzisti con i bianchi, in Africa. Vai giù in Congo e ti chiamano Muzungu”.

 

Una separazione “senza sangue”

Grispino non ha rimpianti. E’ fiero di avere scelto di candidarsi con la Lega e non si cura del fatto che questo abbia portato allo scoperto il suo divorzio con la Kyenge. Anzi, in realtà “questa storia ha fatto pubblicità a mia moglie, è andata su tanti giornali che non li ha mai visti – chiarisce – In faccia non ha avuto il coraggio di dirmi nulla. Mi ha chiamato da Bruxelles, ma non mi sono offeso. Era già finita la storia, non si devono trascinare le cose finite. È stata lei a parlare pubblicamente di divorzio, io non l’ho mai fatto”. La Kyenge si era detta, in quell’occasione, imbarazzata, ma in realtà è proprio Grispino ad esserlo “Anzi, io ci ho rimesso, che da cinque anni non lavoro. Nell’ultimo rinnovo dei consorzi in Emilia mi hanno trombato. Perché avevano votato per uno della Lega. È stata una separazione senza sangue, non ho voluto nulla. Potevo chiedere gli alimenti perché non lavoro, lei invece lavora e invece non ho voluto niente. Fine delle trasmissioni”. Chapeau!

 

fonte

Delitto di Cogne, Annamaria Franzoni è libera: ha scontato la pena

Nel 2008 era stata condannata a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele di 3 anni, avvenuto nel 2002. La pena è stata ridotta grazie a 3 anni di indulto e ai giorni concessi di liberazione anticipata. “Vorrei far capire che sono innocente”, le sue prime parole

 

Annamaria Franzoni è libera. La donna era stata condannata nel 2008 a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele di 3 anni, avvenuto a Cogne il 30 gennaio 2002. Nelle scorse settimane, come apprende l’Ansa, è stata informata dal Tribunale di sorveglianza di Bologna che la sua pena è espiata, con mesi di anticipo rispetto alle previsioni, potendo usufruire di molti giorni di liberazione anticipata per la buona condotta. Da giugno 2014 Annamaria Franzoni era in detenzione domiciliare a Ripoli Santa Cristina, sull’Appennino bolognese. “Da un lato sono contenta, dall’altro vorrei trovare la maniera di far capire alla gente che non sono stata io”: sarebbero queste le prime parole della donna, pronunciate con persone a lei vicine , dopo la notifica della fine della pena.

In carcere dal 2008 al 2014, poi ai domiciliari

La donna, che si è sempre proclamata innocente, era stata condannata in via definitiva la sera del 21 maggio 2008, quando la Corte di Cassazione aveva confermato la sentenza della Corte di appello di Torino. Già quella notte si erano aperte per lei le porte del carcere di Bologna. Qui è rimasta fino al 2014, poi per quasi cinque anni è stata ai domiciliari, ma aveva già ottenuto il beneficio del lavoro esterno in una coop sociale e alcuni permessi per stare a casa con i due figli, di cui il minore nato un anno dopo il delitto di Samuele.

La riduzione dei 16 anni di pena per Annamaria Franzoni

I 16 anni di pena sono stati ridotti a meno di 11 grazie a 3 anni di indulto e ai giorni concessi di liberazione anticipata, il cui presupposto è che il detenuto partecipi all’opera di rieducazione e di reinserimento nella società: è possibile ottenere fino a 45 giorni ogni semestre di detenzione, considerando anche quella domiciliare.

Mafia nigeriana, centomila affiliati in Italia: ora è allarme serio. Di buonismo si può morire

Si chiama “Black Axe” : è un clan nato in Nigeria ed esportato om Italia.“Black Axe” è il cuore della mafia nigeriana nel nostro Paese. E il primo fatto preoccupante è che conta centomila affiliati. Praticamente si tratta della comunità di nigeriani più consistente in Italia. Quindi parliamo di un gruppo ramificato e potente, che rappresenta una seria minaxccia all’ordine pubblico  e al vivere civile.  Normale che ora scatti l’allarme. Ma doveva scattare da molto prima.

Attività criminali in espansione

La mafia nigeriana ha cominciato a espandersi sotto l’ala di Cosa Nostra, per poi acquisire una sua  autonoma potenza, Il clan nigeriano addirittura  produce  direttamente  la droga sintetica, ancorché la venda comunque   con il consenso delle mafie italiane. L’omertà assoluta è un’altra caratteristica dominante in questa organizzazione criminale. Tra i membri del clan vige la legge del silenzio quando sono arrestati. Fino a poco tempo fa la prostituzione era la principale attività illegale dei nigeriani. Le ragazze erano acquistate da famiglie povere e una volta sul suolo italiano, erano rapite e brutalizzate ricorrendo anche a riti tribali tra cui il cannibalismo.

Armi di ultima generazione

Oggi il mercato della droga e del traffico di esseri umani rappresenta il nuovo orizzonte su cui affacciarsi per diventare più potenti e non essere più soggiogate dalle mafie italiane. «Ormai i clan – si legge su Affaritaliani.it – non usano più machete e asce come avrebbero voluto le mafie italiane, ma possiedono armi di ultima generazione. Mentre prima erano assoggettati oggi, i nigeriani sono tollerati, poiché sono utili agli scopi della Camorra e di Cosa Nostra. Questo rapporto, tuttavia, può cambiare da un momento all’altro poiché ormai da qualche tempo la mafia nigeriana chiede di essere alla pari con le mafie italiane forte del fatto che cresce sia come forza militare sia economica. Questa nuova mafia sta diventando sempre più pericolosa ma giacché è quasi invisibile agli occhi dei più ed è poco conosciuta dall’opinione pubblica e dall’associazionismo antimafia, se ne parla poco.

Tra criminalità e integralismo islamico

Un aspetto da non sottovalutare è il forte integralismo islamico che si sta diffondendo in Nigeria e che potrebbe aumentare la minaccia terroristica sul nostro Paese. Viene a questo punto da chiedersi come sia possibile che in Italia sia cresciuta una minaccia del genere in pochi anni. La risposta è semplice:  apertura all’immigrazione e mancanza di controlli hanno reso il nostro Paese territorio di conquista per i criminali di mezzo mondo.  Di buonismo si può morire.

 

secoloditalia.it

Il marito di Kyenge si candida con la Lega

“Ho firmato per Salvini ai banchetti della Lega, entrerò in lista alle comunali di Castelfranco Emilia, sono persone perbene quelli della Lega”. Così Domenico Grispino, marito dell’eurodeputata del Pd Cecile Kyenge, a La Zanzara su Radio 24. “Ci sono le elezioni comunali – dice – e metto a disposizione della Lega quello che so, e mie competenze”. Hai firmato contro il processo a Salvini sul caso Diciotti?: “Sì, finirà nel nulla, se uno prende una linea poi non può cambiare, è evidente che Salvini lo fa per svegliare l’Europa. Sta facendo bene”.

 

Mia moglie? Io penso per me, ognuno pensa per sé, con mia moglie non parlo mai di queste cose“. “Sono a favore dello slogan ‘aiutiamoli a casa loro’ – dice il marito dell’ex ministro – e bisogna creare dei punti strategici in Africa di attrazione delle persone. Ma mica con cattiveria. Salvini non è disumano, penso che sia una macchina da guerra per avere consensi. Poi ci sono altri personaggi a cui sono più vicino, come Giorgetti. Alle Europee non voterò Pd, per il partito di mia moglie. Le persone che ho conosciuto a Castelfranco sono molto in sintonia con me e tutt’altro che aggressive”.

 

Adnkronos