A Rotherham 1400 bambine stuprati da immigrati, le autorità tacevano: non volevano sembrare “razzisti”

A Rotherham 1400 bambine stuprati e le autorità tacevano: non volevano sembrare “razzisti”
„In una cittadina dello Yorkshire, migliaia di abusi sono stati perpetrati in oltre 15 anni da una banda composta in prevalenza da cittadini di origine pachistana. Un rapporto ha stabilito che l’amministrazione sapeva e non è intervenuta“

Cose terribili sono avvenute a Rotherham”. Inizia così il rapporto della funzionaria governativa Louise Casey che contribuisce a squarciare il velo sulla tragedia vissuta dalla comunità di questa piccola cittadina dello Yorkshire, dove tra il 1997 e il 2013 circa 1400 minori sono stati vittime di abusi e violenze.

Molto più di uno scandalo “da provincia”, che nasconde profonde implicazioni politiche e culturali: appare sempre più evidente che le autorità di Rotherham sapevano e hanno taciuto (almeno a partire dal 2010), per timore di apparire “razzisti”, con un’opinione pubblica spaccata e una stampa britannica che si rinfaccia, tra fogli conversatori e giornali progressisti, di aver contribuito ad alimentare un “malinteso” che ha poi portato alla tragedia. Perché cinque degli stupratori identificati e processati nel 2010 – nel processo che per primo sollevò la questione – erano tutti di origine pachistana.

Un’ipotesi, quella del “politically correct” a tutti i costi, che ha trovato nel tempo più di una conferma e che è finito nero su bianco nel rapporto firmato da Louise Casey e pubblicato oggi. Il rapporto Casey segue di pochi mesi quello redatto dal professor Alexis Jay, che lo scorso agosto contribuì a svelare i terrificanti retroscena dello scandalo di Rotherham, dopo che un’inchiesta condotta dal Times rivelò che lo scandalo sessuale era molto più grave di quello che il processo che portò alla condanna dei cinque pachistani lasciava intendere, rivelando l’esistenza di una banda che per 16 anni ha stuprato, rapito, violentato e sfruttato migliaia di bambine e ragazze.

“Ho trovato un’amministrazione locale incapace di ammettere la realtà”, dice Casey e per questo conclude che il Rotherham Council “is not fit for purpose”, ossia non è più adatto per restare in carica e svolgere il proprio compito. Il rapporto Casey ha disvelato una cultura fatta di bullismo, sessismo, insabbiamenti e un contorto quanto errato senso di “political correctness”, che hanno portato a un’incapacità di accettare, comprendere e contrastare un fenomeno come quello dello sfruttamento minorile su vasta scala che stava travolgendo la comunità. Il ministro per le autorità locali, Eric Pickles, è intervenuto alla Camera dei Comuni, annunciando l’intenzione di voler nominare una squadra di cinque commissari che amministreranno in Comune, al quale verranno imposte elezioni anticipate per l’anno prossimo.

La gran parte delle 1400 vittime accertate sono bambine o ragazze. Molti di loro avevano alle spalle situazioni famigliari complicate o provenivano da case famiglia, per poi finire drogate e costrette a subire violenze sessuali e torture indicibili, oppure “venduti” ad altri, le famiglie sono state minacciate qualora avessero denunciato gli abusi. Un’inchiesta del Times, pubblicata nello stesso giorno del Rapporto Casey, ha rivelato inoltre che un poliziotto corrotto e due politici locali risultano accusati di aver commesso abusi su minori.

Dopo la diffusione del Rapporto Jay, diversi notabili di Rotherham hanno rassegnato le proprie dimissioni, compreso il laburista Shaun Wright, responsabile per la Polizia e il Crimine del South Yorkshire e consigliere incarico dall’amministrazione di Rotherham di sovrintendere ai servizi per l’infanzia tra il 2005 e il 2010.

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Ritrovato il corpo di Enrico Cordella l’ultimo giovane disperso in mare

Trovato il corpo di Enrico Cordella, l’ultimo ragazzo disperso in mare. A trovarlo un sub privato nei pressi di Santa Maria la Scala.

Le speranze dei parenti del giovanissimo Enrico Cordella erano già infrante. Il ragazzo, insieme ai suoi amici, si trovava a bordo di una Fiat Panda verde al molo di Santa Maria La Scala.

Il corpo è stato ritrovato ad otto giorni dalla tragedia.

 

A farli finire in mare sarebbe stata una forte mareggiata che avrebbe trascinato in mare la vettura.

Dopo il ritrovamento dei corpi del 27enne Lorenzo D’Agata e della giovane Margherita Quattrocchi, oggi è la volta di Enrico Cordella.

 

L’Urlo

Ansia e attacchi di panico in aumento in Italia: dati allarmanti

Secondo il sondaggio Eurodap, il 79% dei soggetti esaminati ha avuto nell’ultimo mese manifestazioni fisiche frequenti e intense di ansia. A soffrirne maggiormente sono le donne, ma i casi aumentano anche tra gli uomini

Gli Italiani soffrono sempre di più di ansia e attacchi di panico, con una percentuale di casi in continuo aumento. Lo rivela un sondaggio online condotto dall’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap), al quale hanno partecipato oltre 700 persone con età compresa tra i 19 e i 60 anni.

Ansia, apprensione e difficoltà a rilassarsi

Scopo del questionario era quello di indagare quanto frequentemente le persone sperimentino nella loro quotidianità alcuni dei sintomi tipici dell’ansia e del panico. Dai dati conclusivi è emerso che ben il 79% dei soggetti che hanno risposto ha avuto nell’ultimo mese manifestazioni fisiche frequenti e intense di ansia, mentre il 73% del campione si percepisce come una persona molto apprensiva, che si preoccupa facilmente per cose o situazioni di poco valore. Il 68% ha invece riferito di vivere con molto disagio lo stare lontano da casa o dai luoghi familiari e il 91% ha dichiarato di avere non poche difficoltà nel rilassarsi.
Stando a quanto riferiscono gli esperti, gli attacchi di panico sono episodi che si manifestano generalmente tra i 15 e i 35 anni, con una nuovo picco di insorgenza tra i 44 e i 55 anni. A soffrirne maggiormente sono le donne, ma il fenomeno è in aumento anche tra la popolazione maschile, soprattutto tra professionisti e manager.

L’esperta: “Scenario preoccupante e sottovalutato”

Secondo Paola Vinciguerra, presidente Eurodap ed autrice di diversi studi sul tema, i dati raccolti dal sondaggio “descrivono uno scenario molto complesso, preoccupante e spesso sottovalutato soprattutto dai più giovani. Episodi di ansia – continua – non sono da minimizzare poiché, se ignorati, potrebbero generare a loro volta attacchi di panico. Tale esperienza viene spesso vissuta come un vero e proprio evento traumatico”. Inizialmente, quando l’ansia è ancora sostenibile, spiega l’esperta, si prova “un lieve stato di apprensione assieme a sintomi fisici e psicologici multipli come palpitazioni, leggera sudorazione e un’iperfocalizzazione sulla situazione o l’oggetto in questione. L’aumento dell’adrenalina nel nostro sistema – aggiunge – scatena inoltre una serie di processi neurochimici tali da far aumentare il battito cardiaco, predisponendoci poi ad un’eventuale iperfocalizzazzione sulle sensazioni provate, scatenando così un comportamento d’urgenza di allontanamento dalla fonte di minaccia o di pericolo”.

I consigli per affrontare condizioni di panico

Infine, Vinciguerra ha lasciato alcuni suggerimenti per affrontare queste condizioni: “Innanzitutto imparare a respirare per rilassarsi e poi essere presenti nel qui ed ora, cercando di tener presente anche durante un attacco di panico che esso ha una fine; ciò può infatti essere utile per riacquisire la calma perduta”, consiglia l’esperta. “Fondamentale – aggiunge – è anche saper spostare l’attenzione: l’eccesso di concentrazione verso ciò che si sta provando durante un attacco di panico fa si che tale esperienza sia vissuta come qualcosa di pericoloso. Saper spostare, invece, l’attenzione altrove può permetterci di distanziarci dai sintomi fisici e dai pensieri catastrofici”, conclude Vinciguerra.

Sky

Cara Italia: nasce in Italia il primo partito per gli immigrati

Il movimento “Cara Italia” intende promuovere una società italiana multiculturale e multietnica, lottare per i diritti degli immigrati e puntare a formare un Parlamento multietnico

 

Si chiama Cara Italia ed è un movimento nato per dar voce agli immigrati in Italia. Il fondatore è Stephen Ogongo, originario del Kenya e caporedattore di 10 testate giornalistiche del gruppo Stranieri in Italia. Lo scorso ottobre su Facebook ha dato vita a una pagina per sponsorizzare il suo movimento, raccogliendo finora seimila adesioni.

“Il movimento, spiega Ogongo, ha come protagonisti gli immigrati e gli italiani che lavorano insieme contro il razzismo e tutte le altre forme discriminazioni razziali. Una casa comune per cercare di mettere insieme associazioni, organizzazioni, gruppi che si occupano dei diritti dei nuovi italiani”.

Cara Italia: movimento e partito politico

Cara Italia non sarà solo un’associazione sociale ma un vero e proprio partito politico.

L’obiettivo è creare una classe dirigente ibrida, fatta di persone di ogni etnia e formare un Parlamento multietnico. Inoltre, il movimento, da un punto di vista sociale, vuole impegnarsi per lottare contro l’intolleranza, il razzismo e tutte le altre forme di discriminazioni razziali ed etniche, combattere per la giustizia e i diritti di tutti, inclusi gli immigrati e ottenere una legge che permetta ai bambini stranieri nati in Italia di ottenere automaticamente la cittadinanza.

Sul piano politico, invece, Cara Italia vuole dare a milioni di immigrati residenti in Italia la possibilità di votare alle elezioni politiche e di partecipare a tutti gli ambiti della vita. Ogongo, infatti, ritiene ingiusto negare a queste persone il diritto di esprimere la loro opinione nel Paese in cui vivono.

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