PROFUGO: “ITALIANI PEGGIO BESTIE, VI SCHIACCERÒ IN NOME DEL CORANO”

Chi abbiamo, per anni, ospitato in hotel a spese nostre? E chi, ancora oggi, stiamo ospitando?

“È giusto che il sangue si sparga“, scriveva. “Li schiacceremo sulla terra, lo abbiamo giurato sul Corano. Maledico loro che in ogni Paese stanno costruendo chiese”, la sintesi del suo pensiero che correva su chat e telefonini.Ad esempio uno come il 38enne ceceno Eli Bombataliev, condannato alla pena di 5 anni di reclusione per i reati di terrorismo internazionale di matrice islamica e istigazione al jihad armato: il rifugiato in fuga dalle “persecuzioni” di Puntin era stato arrestato a Foggia nel luglio 2017 su disposizione della Dda di Bari.

Il profugo istigava anche la moglie – una delle due – a indossare una cintura esplosiva. Perché, diceva, entrambi dovevano essere pronti ad immolarsi in nome di Allah.

Di mogli in realtà, il 38enne ne aveva due: la prima – su cui sono in corso indagini per capire dove si trovi adesso- che pare pronta a immolarsi e una seconda, una donna russa, espulsa dal territorio italiano per motivi di sicurezza. Si chiama Marina Kachmazova ha 46 anni e con lei, Bombataliev ha gioito per l’attentato di Manchester. “Lui come altri ceceni hanno direzionato l’odio per i russi, agli altri miscredenti dopo la disfatta nella guerra contro la Russia. È così che hanno aderito al presunto Emiro del Caucaso – ha spiegato Gatti che con la collega Lidia Giorgi ha coordinato l’operazione denominata “Caucaso Connection”. E la sconfitta nella guerra contro la Russia, ha determinato il girovagare per l’Europa e la Siria dell’uomo. Che svolgeva tre attività principali: reclutamento, indottrinamento e istigazione a reati a fini terroristici. Destinatari coloro che frequentavano il centro islamico di Foggia, come i due fratelli albanesi espulsi dall’Italia.

Avrebbe istigato al martirio la moglie, una 49enne ‘russa’ poi espulsa. Bombataliev era stato ospitato a lungo nell’associazione culturale “Al Dawa” di Foggia, il cui presidente, il 59enne Mohy Eldin Mostafa Omer Abdel Rahman di origini egiziane, venne arrestato nelle settimane precedenti con l’accusa di indottrinare bambini al jihad contro gli italiani:

Ma il problema non sono loro, siamo noi che li facciamo entrare. E li manteniamo anche. Perché ci sostituiscano.

 

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