Catania: Extracomunitari tentano rapina a casa di un poliziotto,ferite da taglio per l’agente

Tentata rapina nella notte in casa di un poliziotto, ferite da taglio per l’agente
La vittima, accortasi della presenza dei due in casa, è riuscito a bloccarli riportando ferite da arma da taglio in tutto il corpo. Uno dei due extracomunitari è riuscito a fuggire, mentre l’altro è stato arrestato“

Tentata rapina nella notte in casa di un poliziotto, ferite da taglio per l’agente

Tentata rapina, nella notte, in un’abitazione di via Androne. Due extracomunitari, armati di taglierino, si sarebbero arrampicati fino al secondo piano per entrare nell’appartamento abitato da un poliziotto con la sua famiglia, la moglie e le due figlie.

L’agente, accortosi della presenza dei due intrusi in casa, è riuscito a bloccarli riportando ferite da arma da taglio in tutto il corpo. Come confermato dai carabinieri che sono intervenuti sul posto, uno dei due extracomunitari è riuscito a fuggire lanciandosi dal balcone, mentre l’altro è stato arrestato riportando delle ferite alla testa.

A rendere noto quanto accaduto è anche Giuseppe Coco, segretario provinciale del sindacato di polizia, con un post di solidarietà nei confronti del collega pubblicato sui social.

Catania Today

Jesolo, turista 15enne denuncia stupro in spiaggia: si cerca un giovane straniero

E’ stata trovata in lacrime sulla spiaggia di Jesolo dagli amici con cui era uscita per una serata in discoteca, ma per una 15enne friulana quella che doveva essere una notte di divertimento si è trasformata in un incubo: ha denunciato di essere stata violentata. Sotto accusa un ragazzo straniero che la ragazzina aveva conosciuto in discoteca e col quale si era appartata. Sulla vicenda, dai contorni ancora da definire, sta indagando la polizia.

I fatti sono raccontati nell’edizione veneta del Corriere della Sera. Mercoledì la 15enne (residente in Friuli) in vacanza in una delle tante località del litorale di Venezia aveva avuto il permesso dai genitori per trascorrere una serata nella movida di Jesolo con gli amici. Mentre si trovava in un locale di piazza Mazzini, nel pieno centro della movida jesolana, ha conosciuto quello che sarebbe diventato il suo aguzzino. La sera Jesolo è presa d’assalto dai turisti, anche stranieri (soprattutto russi, tedeschi e austriaci). La 15enne ha volontariamente deciso di appartarsi con lo straniero appena conosciuto e si è recata sull’arenile.

A fine serata la compagnia di amici è uscita dal locale per cercare la ragazzina. Le urla e i pianti hanno condotto gli amici verso la spiaggia dove sarebbe avvenuta la violenza. Subito intervenuta la polizia ha condotto ragazzina in ospedale dove ha raccontato di quel rapporto sessuale non consenziente con lo straniero. I sanitari dell’ospedale di San Donà di Piave (Venezia) hanno confermato lo stupro.

La polizia ora è alla ricerca del violentatore che ha fatto perdere le proprie tracce. Ma sulla vicenda restano ancora molte domande aperte alle quali gli inquirenti cercheranno di dare risposta nelle prossime ore.

TGCOM24

Diciotti, il pm: «Sulla nave quasi tutti malati di scabbia»

A bordo della nave Diciotti «ho constatato che sono quasi tutti affetti da scabbia. Una realtà devastante». Ma sulla vicenda non c’è nessuno scontro tra la magistratura e la politica. «Assolutamente no. Per fare un’ispezione era tecnicamente necessaria l’ apertura del fascicolo per sequestro di persona e arresto illegale.

Ma la valutazione tecnico giuridica e l’individuazione degli eventuali responsabili è complessa e mi riservo ogni ulteriore decisione da adottare dopo le indagini che ho delegato alla Guardia costiera». Lo dice, intervistato dal ‘Corriere della Serà. il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio.

«La politica e l’alta amministrazione sono libere di prendere le scelte che ritengono opportune. Alla magistratura resta la valutazione giuridica di quanto avviene, su sfere e ambiti diversi – spiega – Ovviamente qualsiasi limitazione della libertà personale deve fare i conti con norme e regole della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, della Costituzione, del Codice penale e del Codice di procedura penale. Non si scappa».

«Io non posso interferire nelle scelte operative dei ministri anche perché eventuali valutazioni penali sarebbero di competenza del Tribunale dai ministri – chiarisce ancora Patronaggio – Quindi, nessuna interferenza nei confronti della pmpolitica».

 

Il Messaggero

I MILIONI PER L’AFRICA SUL CONTO PERSONALE DEL COGNATO DI RENZI MA L’INDAGINE RISCHIA LO STOP

L’inchiesta, resa nota nel 2016 da La Nazione, è nata da movimenti bancari anomali segnalati dalla Bankitalia e dai dubbi di Monika Jephcott quando era direttrice di Play Therapy ltd Londra. La società aveva ricevuto circa 10 milioni di dollari di donazioni: secondo la procura ne avrebbe distratti oltre 6. Ora però ai pm serve una querela delle parti offese per continuare a indagare. Renzi: “Querelo chi mi accosta a questa storia”

 

Ricevevano generose donazioni da UnicefFondazione Pulitzere altre onlus americane ed australiane per finanziare attività benefiche nei confronti dei bambini africani. Ma invece di spedire quei soldi in Eritrea, Burundi o Sierra Leone attraverso la Play Therapy Africa, sostiene la procura di Firenze, li giravano sui loro conti bancari. Lo avrebbero fatto con circa 6,6 dei 10 milioni di dollari ricevuti. Per questo il cognato di Renzi, Andrea Conticini, sposato con sua sorella Matilde, e i fratelli Alessandro e Luca sono indagati da due anni con l’accusa di riciclaggio e – solo Alessandro e Luca – anche di appropriazione indebita aggravata. I pm Luca Turco e Giuseppina Mione, in base alle rogatorie internazionali, hanno ricostruito l’entità e i giri delle somme dirottati prima sui conti personali e poi impiegate, sostengono, per investimenti immobiliari in Portogallo e in altri Paesi esteri.

A causa della riforma Orlando, però, buona parte dell’indagine rischia di diventare carta straccia. Perché la nuova legge prevede che il reato di appropriazione indebita sia procedibile solo per querela delle parti offese. Così, nelle scorse settimane, la procura ha dovuto fare una rogatoria verso Unicef, Fondazione Pulitzer e le altri parte offese spiegando la situazione e che, senza una loro denuncia, il procedimento non potrà andare avanti.

L’inchiesta, resa nota nel 2016 da La Nazione, è nata da movimenti bancari anomali in Emilia segnalati dalla Banca d’Italia e dai dubbi di Monika Jephcott quando era direttrice di Play Therapy ltd Londra, la casa madre. La donna manifestò ai pm dubbi su come impiegasse i soldi Play Therapy Africa, consociata fondata da Alessandro Conticini che aveva ottenuto il permesso di usare lo stesso nome e a cui successivamente, però, la direttrice revocò l’autorizzazione.

La società di Conticini aveva intanto ricevuto cospicue donazioni dagli Usa, in particolare da Unicef (3,8 milioni di dollari tra 2008 e 2013) e Fondazione Pulitzer (5,5 milioni di dollari tra 2009 e 2016 transitati dalla onlus Operations Usa). Altri 900mila dollari complessivi sarebbero arrivati dalle ong Australian High Commission, Avsi, Fxb, Mobility without barriers foundation, Oak, Undp, France Volontaires.

I pm ritengono che i 6,6 milioni di dollari finiti nei conti dell’agenzia della Cassa di Risparmio di Rimini a Castenaso sia una somma sproporzionata – anche rispetto a eventuali compensi e spese sostenuti da Alessandro Conticini per i suoi impegni con la Play Therapy Africa -, sul totale dei 10 milioni donati. E le rogatorie e altri accertamenti avrebbero ricostruito che parte dei soldi avrebbe preso vie diverse dall’Africa. Così, Andrea Conticini, cognato di Matteo Renzi, è indagato per aver prelevato soldi dai conti e averli destinati a tre società dell’inner circle renziano: la Eventi6 di Rignano (133.900 euro) riferibile proprio ai familiari dell’ex presidente del Consiglio; la Quality Press Italia (129.900 euro); oltre a 4mila euro per la Dot Mediadi Firenze, che organizzava la Leopolda.

Luca Conticini e Alessandro Conticini devono invece rispondere anche di appropriazione indebita perché avrebbero usato parte del denaro per un investimento immobiliare in Portogallo da 1,9 milioni di euro e per un prestito obbligazionario da 798mila euro emesso dalla società estera Red Friar Private Equity Limited Guernsey. Nei confronti di tutti e tre i fratelli, la procura ha notificato un invito a comparire per il 14 giugno scorso: nessuno di loro si è presentato negli uffici dei pm di Firenze.

“I tempi della difesa li decide la difesa”, ha risposto l’avvocato Federico Bagattini, difensore dei Conticini. “A dicembre scorso – ha aggiunto – avevamo chiesto noi di comparire davanti al pm, ma non ce lo ha concesso”. Il senatore di Rignano, invece, attraverso una nota del suo ufficio stampa annuncia di voler procedere “in sede civile e penale contro chiunque accosti il suo nome a una vicenda giudiziaria che da due anni ciclicamente viene rilanciata sulla stampa e che riguarderebbe un fratello del marito di una sorella di Renzi. I processi si fanno in aula, non sui media. Al termine del processo si fanno le sentenze. E le sentenze si rispettano. Anche quelle sui risarcimenti”.

 

Il fatto quotidiano

Tentata violenza sessuale a 16enne: arrestato marocchino

Nella notte fra martedì 22 e mercoledì 23 marzo, i Carabinieri del Nucleo radiomobile di Tortona hanno arrestato con le pesanti accuse di violenza sessuale aggravata, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, Soufyane Mahsoun, 28 anni, marocchino, pluripregiudicato, da qualche tempo abitante a Tortona e clandestino sul territorio nazionale. Il fatto è avvenuto all’interno di palazzo Busseti, nella centralissima via Giulia, per anni sede dell’istituto superiore “Dante Alighieri”, da tempo in ristrutturazione ma ancora del tutto disabitato; la vittima è una ragazza di 16 anni, di origine sudamericana, giunta in tarda sera da Milano, dove vive, per incontrare il fidanzato 22enne, romeno, residente in città.

 

I due, per trascorrere qualche ora in intimità, decidono di recarsi all’interno dell’ex “Dante”; si addormentano e verso le ore 3,30 vengono svegliati da un “vicino” di stanza, Soufyane Mahsoun appunto. Lui e l’altro ragazzo si conoscono a malapena e subito arrivano a litigare: l’aggressore ha assunto cocaina ed è intenzionato ad avere un rapporto sessuale con la 16enne. Arrivano alle mani, ma il Mahsoun estrae un coltello e il più giovane deve scappare per cercare aiuto. Intanto, il marocchino si avvicina alla ragazza che cerca in tutti i modi di difendersi. Il 22enne corre in strada e suona il campanello di un Carabiniere che conosce bene ed abita a qualche decina di metri. Ha fortuna, il militare è in casa e gli risponde: subito arriva sul posto una pattuglia e di corsa, tutti, entrano nel palazzo Busseti.  I militari trovano il marocchino con il coltello in mano, nudo, che cerca di possedere la giovane: lei si difende con tutte le sue forze, ha i vestiti strappati ed è terrorizzata. Un militare si avvicina per bloccarlo e rischia una coltellata all’addome che riesce a schivare per un soffio. L’uomo viene bloccato e disarmato, tratto in arresto e portato in caserma; nella mattina di mercoledì è stato trasferito nel carcere di Alessandria, dove rimarrà in attesa della decisione del Giudice. La ragazza è stata invece affidata alle cure del pronto soccorso dell’ospedale di Tortona, dove veniva avviato il protocollo previsto per le violenze, interessando anche i servizi sociali comunali. Fortunatamente la giovane non è in pericolo di vita, ma ha avuto diagnosticate ferite da taglio alle mani  e avrà bisogno di almeno venti giorni per guarire. Il suo stato psicofisico sarà valutato dagli assistenti sociali e da professionisti.

 

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Milano, notte di violenza: omicidi, accoltellamenti e rapine. Arrestati due Marocchini

Quattro gli episodi per i quali i due marocchini di 28 e 30 anni sono ritenuti responsabili: la morte di un 22enne bengalese, il ferimento di una 21enne inglese e di un 36enne peruviano e l’aggressione di un 31enne italiano che è in pericolo di vita.

Due morti e tre feriti: è il drammatico bilancio di cinque rapine avvenute nella  stessa notte nell’hinterland Notte violenta a Milano al termine della quale sono stati arrestati due  marocchini, clandestini, armati di coltelli che puntavano ai cellulari e ai portafogli dei malcapitati che si trovavano sulla loro strada. Le vittime sono un 22 enne del Bangladesh, colpito con una coltellata all’addome in via Settembrini e un romeno di 43 anni, colpito con calci e pugni: l’uomo sarebbe caduto battendo la testa a terra.

I feriti sono una studentessa britannica di 21 anni, ferita all’addome durante una rapina nella zona della Stazione Centrale,  un peruviano di 36 anni anni ferito al volto e un italiano di 31 anni ugualmente ferito all’addome a coltellate a Cinisello Balsamo: è in pericolo di vita all’ospedale Niguarda.

L’inglese accoltellata.  Ai carabinieri la giovane ha riferito di essere stata aggredita da due uomini mentre rientrava a casa insieme a una amica. Sul posto è intervenuto il personale del 118 che l’ha soccorsa e trasportata in codice rosso all’ospedale Città Studi. Le sue condizioni non sarebbero gravi e la giovane non è in pericolo di vita.

La giovane è una studentessa dell’università Cattolica. Inglese anche l’amica con la quale si trovava al momento dell’aggressione, e che ha chiamato i soccorsi.

Orrore a Reggio Calabria, tre africani sequestrano cittadina inglese e la violentano ripetutamente

Orrore a Reggio Calabria, tre extracomunitari sequestrano cittadina inglese e la violentano ripetutamente: la vittima riesce a fuggire e avvisa l’Interpol. Lo racconta StrettoWeb

Orrore a Rosarno (Reggio Calabria), dove personale della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato della Polizia di Stato di Gioia Tauro ha tratto in arresto Momodou Jallow, 37 anni immigrato dal Burkina Faso,

ritenuto responsabile dei reati di sequestro di persona e violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di una cittadina inglese che è stata anche violentata in concorso con altri due extracomunitari, deferiti in stato di libertà alla competente A.G.

Il personale del Commissariato di P.S., allertato da una segnalazione dell’Interpol, ha prontamente rintracciato nei pressi della stazione ferroviaria di Rosarno la donna che è riuscita a scappare dal luogo di segregazione, fornendo utili elementi agli investigatori per giungere all’individuazione degli autori dei citati reati.

Gli agenti, dopo aver arrestato il responsabile del sequestro, hanno effettuato una perquisizione presso l’appartamento indicato dalla vittima quale luogo di prigionia, accertando la presenza di altri due cittadini extracomunitari della Repubblica del Mali ritenuti responsabili dei reati sopracitati in concorso con il cittadino del Burkina Faso.

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Sgozzata dalla famiglia perchè voleva sposare un Italiano

Si parla tanto di integrazione e tolleranza ma molto spesso il razzismo inverso viene messo a tacere dai media,ne è un esempio l’orrore che ha stroncato la vita di una giovane ragazza,rifiutatasi di sposare l’uomo con cui la famiglia aveva gia’ stretto un accorso. Uccisa perché voleva sposare un giovane italiano, rifiutando lo sposo scelto per lei dalla famiglia, in Pakistan. E’ quanto sostengono gli amici di Sana Cheema, 25 anni, una giovane pachistana che viveva da sempre a Brescia, dove si era bene inserita: dopo gli studi, i primi contatti con il mondo del lavoro a Milano. E poi l’amore: un ragazzo di cui non si sa molto, anche lui di origini pachistane e con cittadinanza italiana, che Sana aveva scelto e con il quale contava di sposarsi, nonostante il fermo divieto dei familiari. Un giovane che dopo aver vissuto con lei per anni a Brescia le aveva proposto di seguirlo in Germania.

Un paio di mesi fa Sana, però, secondo quanto riporta il Giornale di Brescia, è tornata in Pakistan, nel distretto di Gujrat dove è nata: lo faceva di tanto in tanto, lo ha rifatto per andare a ricongiungersi con i familiari per un breve periodo. Non è più tornata. In rete è stato postato dalla famiglia un video del funerale, celebrato secondo il rito islamico. Morta in un incidente secondo i familiari; sgozzata dal padre e dal fratello, secondo gli amici di Brescia. I due sarebbero stati arrestati dalla polizia di Gujrat, ma non ci sono conferme.

Il giallo di Sana, pachistana di Brescia. Gli amici: "Uccisa dal padre perché rifiutava nozze imposte"

Il padre di Sana Cheema, arrestato in Pakistan per l’omicidio della ragazza

Brescia, sotto shock, torna a vivere la tragica vicenda di Hina Saleem, la giovane uccisa nell’agosto del 2006 a Ponte Zanano dai familiari e sepolta nel giardino davanti a casa. Anche lei, come Sana, voleva vivere all’occidentale. Anche lei, come

Sana, ha pagato con la vita l’onta alle tradizioni della famiglia.

“Hai pagato la tua voglia di libertà”. Così alcuni amici bresciani di Sana Cheema, su Facebook hanno commentato e condiviso la notizia del suo assassinio. E su Twitter a commentare la tragica notizia è anche Matteo Salvini. “Quanta tristezza, quanta rabbia”, scrive il leader della Lega. “In Italia NESSUNO spazio per chi viene a portare questa ‘cultura’”.

 

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Morbillo, bimbo morto a Catania. In Sicilia la maggioranza delle infezioni dal 2018

Un bambino di 10 mesi è morto stamattina nell’ospedale Garibaldi di Catania per complicanze legate al morbillo. Era stato ricoverato ad Acireale trasferito da due giorni nel nosocomio del capoluogo etneo per l’aggravarsi delle condizioni respiratorie e cardiocircolatorie.

Il bambino è deceduto alle 10.15 nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Garibaldi-Centro di Catania, diretto dal dottore Sergio Pintaudi. Il piccolo era ricoverato nel reparto di pediatria dell’ospedale di Acireale perché affetto da morbillo, quando nel pomeriggio di due giorni fa le condizioni respiratorie e cardiocircolatorie si erano aggravate tanto da richiedere la necessità di un ricovero in Rianimazione. Il bimbo già sofferente per un difetto cardiaco era stato ricoverato dal 3 al 16 marzo scorsi nel reparto dia pediatria dell’ospedale Garibaldi-Nesima per una broncopolmonite e bronchiolite in presenza di un virus respiratorio sinciziale e da dove era stato dimesso migliorato con programmato di un controllo a distanza di 10 giorni.

– Medico,bimbo era piccolo per vaccino. Monito per altri

“Il tragico evento occorso al piccolo paziente, che non era nell’età da poter essere vaccinato e quindi ha contratto l’infezione da chi vaccinato non era, deve essere di monito affinché tutti capiscano che vaccinandosi, si protegge non solo se stessi ma tutta la comunità”. Lo afferma, contattato dall’ANSA, il dottore Sergio Pintaudi, direttore del reparto di rianimazione dell’ospedale Garibaldi-Centro di Catania dove stamattina è morto un bambino di 10 mesi per i postumi di un’infezione da morbillo. Nell’ospedale Garibaldi di Catania sono 218 i casi di morbillo diagnosticati, con due decessi Morbillo:medico,bimbo era piccolo per vaccino.Monito a altri

 Iss, 411 casi e 3 decessi nei primi due mesi 2018

Il morbillo e l’influenza “sono malattie considerate benevole ma in realtà non lo sono perchè su grandi masse di popolazione causano ogni anno migliaia di casi e tanti morti: solo nei primi due mesi del 2018, in Italia si sono già registrati due decessi”. A questi si aggiunge oggi il decesso del bimbo di 10 mesi a Catania. A sottolinearlo è  il presidente dell’Istituto superiore di Sanità (Iss), Walter Ricciardi.

Dal 1 gennaio al 28 febbraio 2018, segnala l’ultimo aggiornamento dell’Iss, 16 Regioni hanno segnalato al Sistema nazionale di sorveglianza integrata morbillo e rosolia 411 casi di morbillo, inclusi 2 decessi. Oltre l’80% dei casi è stato segnalato da 4 Regioni (Sicilia, Lazio, Calabria e Toscana). La Regione Sicilia ha riportato l’incidenza più elevata. L’età media è stata 25 anni. Il 91% circa dei casi era non vaccinato, e un ulteriore 4,5% aveva ricevuto solo una dose. Il 43% ha sviluppato almeno una complicanza, mentre oltre il 60% dei casi è stato ricoverato. Dall’inizio del 2018, sottolinea l’Iss, “sono decedute per morbillo due persone, non vaccinate, rispettivamente di 38 e 41 anni, entrambe per insufficienza respiratoria”. Nello stesso periodo sono stati segnalati 3 casi di rosolia.

C’è un caso Sicilia,1 malato su 2 a Catania

“In questo momento c’è in Sicilia una situazione acuta per il numero di casi di morbillo; c’è dunque un ‘caso Sicilia’ perchè proprio in questa regione si è avuta la maggioranza delle infezioni dall’inizio del 2018. Tuttavia, tutta l’Italia è a rischio”. Ad affermarlo all’ANSA è il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, dopo il decesso di oggi a Catania di un bimbo di 10 mesi colpito dalla malattia. Proprio all’ospedale di Catania, dal 2018 si sono registrati 218 casi su un totale nazionale di 411.
 

Ansa

Nigeriano arrostisce un cane: banchetto choc al centro migranti

La macabra storia arriva dal Centro di accoglienza per migranti di Briatico, a Vibo Valentia, in Calabria. Qui i Carabinieri della locale Stazione sono intervenuti dopo la segnalazione di una volontaria di un’associazione animalista che ha assistito alla scena di un giovane nigeriano 29enne intento ad arrostire un cane.

E.M., classe ’88, secondo il Quotidiano del Sud sarebbe dedito a queste pratiche. Il giovane, di fronte alle domande dei militari dell’Arma arrivati al centro migranti, ha negato di aver ucciso volontariamente l’animale. Lo avrebbe trovato morto ai bordi della strada e così avrebbe deciso di scottarlo alla brace, visto che si tratta di un piatto molto apprezzato in Nigeria.

La giovane attivista animalista, invece, sarebbe una dipendente del centro di accoglienza di Briatico. Sul posto si sono fiondati i carabinieri e un veterinario dell’Asp, sconcertato di fronte a quanto visto. L’uomo ha affermato di non essere a conoscenza del fatto che in Italia è reato cibarsi con cani e gatti dopo averli uccisi, cosa strana nel suo Paese dove è normale abitudine banchettare con Fuffi o Micio Micio.

Secondo quanto scrive il Quotidiano del Sud, dopo i fatti il nigeriano sarebbe stato trasferito nel Cas per migranti di Nicotera, “allocato nel centralissimo Hotel Miragolfo”. Dove si spera non ripeta di nuovo il barbecue coi cani.

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