Questa donna ha fatto annullare più di 800 matrimoni di spose bambine in Malawi e le ha fatte tornare a scuola

Questa donna ha liberato più di 800 spose bambine in Malawi e le ha fatte tornare a scuola

La donna che in Malawi ha liberato 850 spose bambine e le ha fatte tornare a scuola: “Che ti piaccia o no, voglio che questi matrimoni finiscano”. E così è stato, Theresa è una vera leader.

Theresa Kachindamoto, capo anziano del distretto di Dedza nel Malawi centrale, era stanca di vedere bambine incinte a soli di 12 anni.

Questa donna ha fatto annullare più di 800 matrimoni di spose bambine in Malawi e le ha fatte tornare a scuola

Così ha deciso di prendere una posizione ed ha fatto firmare a 50 dei suoi sottocapi un accordo per porre fine al matrimonio dei bambini nella sua area di autorità. “Ho detto loro: ‘Che vi piaccia o no, voglio che questi matrimoni finiscano“, ha detto Kachindamoto ai notiziari.

Sposarsi sotto i 18 anni in Malawi è illegale dall’inizio del 2015, ma nonostante questo, le bambine potevano ancora sposarsi sotto la cosiddetta “legge consuetudinaria”, ovvero sotto il consenso dei genitori.

Questa donna ha fatto annullare più di 800 matrimoni di spose bambine in Malawi e le ha fatte tornare a scuola

La capitale del Malawi è Lilongwe ed ha una popolazione di circa 16 milioni di abitanti, in questo paese l’HIV è la principale causa di morte. Ha un alto tasso di mortalità ed una breve aspettativa di vita, per questo motivo, è uno dei primi Paese più poveri del mondo.

È molto conosciuto perché questo paese africano è stato tra i primi luoghi in cui si celebra il maggior numero di matrimoni infantili.

Questa donna ha fatto annullare più di 800 matrimoni di spose bambine in Malawi e le ha fatte tornare a scuola

Una bambina su due veniva obbligata a sposarsi con un uomo, impedendole così di vivere serenamente la sua infanzia, senza ricevere nessun tipo di educazione e sviluppo umano. Ovviamente, questo le faceva diventare madri troppo presto ed era persino vittime di violenze e maltrattamenti,per questo motivo, Theresa Kachindamoto, ha voluto mettere fine a queste torture fisiche e psicologiche. Dal 2003 è stata nominata leader del distretto ma i cambiamenti sono arrivati solo nel 2015 quando è stata approvata una legge che proibisce i matrimoni infantili.

Questa donna ha fatto annullare più di 800 matrimoni di spose bambine in Malawi e le ha fatte tornare a scuola

Il problema era che la legge consuetudinaria permetteva ancora ai genitori di far sposare le loro bambine e per questo motivo fece in modo che i 50 leader territoriali, che erano sotto il suo comando, annullassero tutte le unioni tra persone minori di 18 anni.

“Sposandoci noi ragazze dobbiamo per forza lasciare la scuola per rimanere a casa ad accudire marito e figli. Ho provato sulla mia pelle le conseguenze di un’unione in giovane età”.

Questa donna ha fatto annullare più di 800 matrimoni di spose bambine in Malawi e le ha fatte tornare a scuola

“Molte mogli vengono anche picchiate se non rispettano le regole familiari”, ha raccontato Bernadette Matison, una delle tante vittime di questa “tradizione”.

Finalmente è riuscita nel suo intento, i 50 leader hanno firmato l’accordo e impedito altri matrimoni infanti, non solo, è riuscita anche a far annullare piu di 850 matrimoni già esistenti, 330 solo nel giugno del 2015. “Non voglio matrimoni infantili. Questi bambini devono andare a scuola. Nessun bambino deve stare a casa a fare i lavori domestici durante l’orario scolastico”, ha affermato Theresa.

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A Rotherham 1400 bambine stuprati da immigrati, le autorità tacevano: non volevano sembrare “razzisti”

A Rotherham 1400 bambine stuprati e le autorità tacevano: non volevano sembrare “razzisti”
„In una cittadina dello Yorkshire, migliaia di abusi sono stati perpetrati in oltre 15 anni da una banda composta in prevalenza da cittadini di origine pachistana. Un rapporto ha stabilito che l’amministrazione sapeva e non è intervenuta“

Cose terribili sono avvenute a Rotherham”. Inizia così il rapporto della funzionaria governativa Louise Casey che contribuisce a squarciare il velo sulla tragedia vissuta dalla comunità di questa piccola cittadina dello Yorkshire, dove tra il 1997 e il 2013 circa 1400 minori sono stati vittime di abusi e violenze.

Molto più di uno scandalo “da provincia”, che nasconde profonde implicazioni politiche e culturali: appare sempre più evidente che le autorità di Rotherham sapevano e hanno taciuto (almeno a partire dal 2010), per timore di apparire “razzisti”, con un’opinione pubblica spaccata e una stampa britannica che si rinfaccia, tra fogli conversatori e giornali progressisti, di aver contribuito ad alimentare un “malinteso” che ha poi portato alla tragedia. Perché cinque degli stupratori identificati e processati nel 2010 – nel processo che per primo sollevò la questione – erano tutti di origine pachistana.

Un’ipotesi, quella del “politically correct” a tutti i costi, che ha trovato nel tempo più di una conferma e che è finito nero su bianco nel rapporto firmato da Louise Casey e pubblicato oggi. Il rapporto Casey segue di pochi mesi quello redatto dal professor Alexis Jay, che lo scorso agosto contribuì a svelare i terrificanti retroscena dello scandalo di Rotherham, dopo che un’inchiesta condotta dal Times rivelò che lo scandalo sessuale era molto più grave di quello che il processo che portò alla condanna dei cinque pachistani lasciava intendere, rivelando l’esistenza di una banda che per 16 anni ha stuprato, rapito, violentato e sfruttato migliaia di bambine e ragazze.

“Ho trovato un’amministrazione locale incapace di ammettere la realtà”, dice Casey e per questo conclude che il Rotherham Council “is not fit for purpose”, ossia non è più adatto per restare in carica e svolgere il proprio compito. Il rapporto Casey ha disvelato una cultura fatta di bullismo, sessismo, insabbiamenti e un contorto quanto errato senso di “political correctness”, che hanno portato a un’incapacità di accettare, comprendere e contrastare un fenomeno come quello dello sfruttamento minorile su vasta scala che stava travolgendo la comunità. Il ministro per le autorità locali, Eric Pickles, è intervenuto alla Camera dei Comuni, annunciando l’intenzione di voler nominare una squadra di cinque commissari che amministreranno in Comune, al quale verranno imposte elezioni anticipate per l’anno prossimo.

La gran parte delle 1400 vittime accertate sono bambine o ragazze. Molti di loro avevano alle spalle situazioni famigliari complicate o provenivano da case famiglia, per poi finire drogate e costrette a subire violenze sessuali e torture indicibili, oppure “venduti” ad altri, le famiglie sono state minacciate qualora avessero denunciato gli abusi. Un’inchiesta del Times, pubblicata nello stesso giorno del Rapporto Casey, ha rivelato inoltre che un poliziotto corrotto e due politici locali risultano accusati di aver commesso abusi su minori.

Dopo la diffusione del Rapporto Jay, diversi notabili di Rotherham hanno rassegnato le proprie dimissioni, compreso il laburista Shaun Wright, responsabile per la Polizia e il Crimine del South Yorkshire e consigliere incarico dall’amministrazione di Rotherham di sovrintendere ai servizi per l’infanzia tra il 2005 e il 2010.

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Mettono all’asta la figlia 17enne e la cedono in cambio di 500 mucche e tre auto

L’episodio sta facendo molto discutere in sud Sudan dopo la scoperta che a vincere la singolare e assurda asta è stato un noto magnate del posto e che tra i partecipanti figuravano anche alcuni rappresentanti delle istituzioni locali.

In tanti spiegano che si tratta di antichissime usanze tribali locali, ma sta facendo molto discutere in sud Sudan il caso di una giovane 17enne residente in un villaggio della regione dei Laghi del Paese africano messa all’asta dalla propria famiglia per darla in sposa al miglior offerente e letteralmente ceduta in cambio di 500 mucche,  tre auto e una somma di un milioni di scellini kenioti, (circa 8mila euro). Come raccontano i giornali locali, la “competizione” per avere la ragazza di nome Nyalong Ngong Deng era partire nelle scorse settimane ed aveva visto ben sei pretendenti affrontarsi a colpi di rilanci, tutti sconosciuti alla giovane.

 

Alla fine nessuno sarebbe riuscito a battere l’offerta di un noto magnate della zona, Kok Alat. Tra i concorrenti pare ci fosse tra gli altri anche  l’ex commissario di Awerial, dove vive la 17enne, e l’attuale vice governatore della regione dei Laghi. Personaggi noti che hanno richiamato l’attenzione dei media e ma anche delle associazioni che si battono per i diritti delle donne nel Paese che hanno equiparato la pratica alla mercificazione delle donne e ora chiedono che le persone  coinvolte, compresi i familiari della 17enne, siano indagate e affrontino la legge per aver violato i diritti umani. “La pratica, sebbene faccia parte della cultura dei queste popolazioni, equivale alla mercificazione delle donne, rappresenta una grave violazione dei diritti umani e viola i diritti di una ragazza, privandola non solo  del diritto di scegliere, dell’educazione delle opportunità future nella sua vita ma aumentando anche il rischio di violenza” affermano le associazioni, ricordando che  il coinvolgimento di personaggi noti e con ruoli nelle istituzioni locali è ancora più grave. “Devono essere sospesi dal loro incarico e indagati così come chiunque sia coinvolto in questa vendita all’asta” hanno concluso.

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Esce con due afgani per dimostrare che i rifugiati non sono un pericolo, la stuprano

Una donna svedese, di età piuttosto avanzata, è stata violentata da due rifugiati afgani nel loro alloggio. Lo riporta la televisione pubblica svedese Sveriges Television. I fatti sarebbero avvenuti il 26 dicembre scorso ma se ne ha notizia soltanto oggi. La donna è un’attivista pro-migranti che si è più volte impegnata in passato per evitare l’espulsione di richiedenti l’asilo la cui richiesta è stata respinta. La donna aveva incontrato i due uomini davanti a un bar. I due le chiedono in seguito di seguirli al loro alloggio, un centro di accoglienza di Ljungby, nel sud del paese. Arrivati nella camera di uno dei due, le viene impedito di andarsene e uno dei due la violenta mentre l’altro si masturba guardando i due. Più tardi la donna potrà lasciare la stanza e avvertire la polizia che immediatamente arresta i due uomini.

Quando le viene chiesto perchè ha seguito due sconosciuti al loro domicilio, la donna risponde che voleva dimostare che i migranti non erano un pericolo. “Non mi sentivo inquieta, non ho mai avuto paura di persone di altri paesi” afferma al giornalista che la intervista “si dice che bisogna fare attenzione ai rifugiati che si incontrano per strada, ma io volevo dimostrare che non c’è nessun pericolo”. I due uomini, entrambi 18enni, sono nel frattempo stati condannati. L’uomo colpevole dello stupro dovrà andare in carcere per un anno e tre mesi, pagare una multa di 134’000 corone (circa 15’000 franchi) e in seguito verrà espulso. L’altro subisce una non precisata condanna sospesa e dovrà pagare una multa di 24’000 corone, circa 2’700 franchi.

(Foto: friatider.se)

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Sgozzata dalla famiglia perchè voleva sposare un Italiano

Si parla tanto di integrazione e tolleranza ma molto spesso il razzismo inverso viene messo a tacere dai media,ne è un esempio l’orrore che ha stroncato la vita di una giovane ragazza,rifiutatasi di sposare l’uomo con cui la famiglia aveva gia’ stretto un accorso. Uccisa perché voleva sposare un giovane italiano, rifiutando lo sposo scelto per lei dalla famiglia, in Pakistan. E’ quanto sostengono gli amici di Sana Cheema, 25 anni, una giovane pachistana che viveva da sempre a Brescia, dove si era bene inserita: dopo gli studi, i primi contatti con il mondo del lavoro a Milano. E poi l’amore: un ragazzo di cui non si sa molto, anche lui di origini pachistane e con cittadinanza italiana, che Sana aveva scelto e con il quale contava di sposarsi, nonostante il fermo divieto dei familiari. Un giovane che dopo aver vissuto con lei per anni a Brescia le aveva proposto di seguirlo in Germania.

Un paio di mesi fa Sana, però, secondo quanto riporta il Giornale di Brescia, è tornata in Pakistan, nel distretto di Gujrat dove è nata: lo faceva di tanto in tanto, lo ha rifatto per andare a ricongiungersi con i familiari per un breve periodo. Non è più tornata. In rete è stato postato dalla famiglia un video del funerale, celebrato secondo il rito islamico. Morta in un incidente secondo i familiari; sgozzata dal padre e dal fratello, secondo gli amici di Brescia. I due sarebbero stati arrestati dalla polizia di Gujrat, ma non ci sono conferme.

Il giallo di Sana, pachistana di Brescia. Gli amici: "Uccisa dal padre perché rifiutava nozze imposte"

Il padre di Sana Cheema, arrestato in Pakistan per l’omicidio della ragazza

Brescia, sotto shock, torna a vivere la tragica vicenda di Hina Saleem, la giovane uccisa nell’agosto del 2006 a Ponte Zanano dai familiari e sepolta nel giardino davanti a casa. Anche lei, come Sana, voleva vivere all’occidentale. Anche lei, come

Sana, ha pagato con la vita l’onta alle tradizioni della famiglia.

“Hai pagato la tua voglia di libertà”. Così alcuni amici bresciani di Sana Cheema, su Facebook hanno commentato e condiviso la notizia del suo assassinio. E su Twitter a commentare la tragica notizia è anche Matteo Salvini. “Quanta tristezza, quanta rabbia”, scrive il leader della Lega. “In Italia NESSUNO spazio per chi viene a portare questa ‘cultura’”.

 

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Sosteneva che la dieta vegana l’avesse curata dal cancro, morta di tumore una youtuber del Texas

Aveva illuso se stessa e i follower del suo canale di essere riuscita a sconfiggere un cancro al quarto stadio in soli 3 mesi grazie a una dieta vegana, ma la realtà dei fatti per la youtuber Mari Lopez era molto diversa e ora, tramite la piattaforma di videosharing, la nipote Liz Johnson ha fatto sapere che la zia non ce l’ha fatta e lo scorso dicembre ha dovuto arrendersi alla malattia, che le aveva invaso il sangue, i polmoni e il fegato.

Tramite il canale di YouTube intitolato Liz & Mari, le due donne del Texas per più di un anno hanno fornito consigli ai loro 11.781 seguaci su come eliminare le metastasi col metodo che per Mari aveva funzionato nel 2016, ovvero seguendo una rigida alimentazione vegana (mangiando soprattutto verdure crude), bevendo succhi di frutta a base di zenzero e limone e pregando molto in Dio. La youtuber, poi, raccontava di come tale percorso l’avesse aiutata anche a “guarire” – queste le sue parole – dalle tendenze omosessuali.

 

I filmati postati nel corso degli ultimi anni dalle due donne avevano riscosso un gran successo, arrivando a toccare anche le 300 mila visualizzazioni. Molti utenti di YouTube costretti a combattere col medesimo male spesso ringraziavano Liz e Mari per i consigli e l’incoraggiamento, mentre le critiche e le accuse di essere solo delle ciarlatane venivano eliminati dal canale dalla più giovane, “per rispetto delle nostre famiglie”.

In un recente video apparso sulla piattaforma, Liz ha annunciato la morte della zia, affermato di essere cerca che il cancro abbia vinto su di lei perché nell’ultimo periodo la donna aveva abbandonato le sue convinzioni alimentari e aveva ricominciato a mangiare un po’ di carne. “Mia zia ci ha lasciati, il cancro è tornato. Non è stata coerente con la dieta e la vita spirituale” dice la ragazza nel video. “Zia ha scelto di sottoporsi alla radioterapia e alla chemio quando le è stato diagnosticato di nuovo il tumore e non ha più seguito la strada dei succhi e delle verdure crude” ha spiegato ancora.

Nelle ultime settimane della sua vita, poi, Mari – avendo rifiutato il suo stile di vita precedente – chiese alla nipote di cancellare i suoi audiovisivi dal canale, ma Liz glielo ha negato. “Molti mi hanno scritto affermando di aver combattuto il cancro con i nostri frullati” ha spiegato inoltre la ragazza al magazine Babe. “Altri invece hanno scelto le cure tradizionali. Alcuni sono ancora vivi, altri no, sfortunatamente. Ma noi non abbiamo mai detto che potesse funzionare al 100% per tutti” ha precisato alla stampa.

A spingere Mari ad accettare di nuovo la carne è stata la sorella, ovvero la madre di Liz, con cui la figlia si trova in disaccordo. “Mamma cucinava la carne usando il microonde. Zia era assolutamente contraria a questo tipo di cottura” ha sottolineato inoltre la ragazza. La youtuber, ora, non ha alcuna intenzione di chiudere il suo canale ed è ancora convinta della funzionalità della dieta da lei promossa. Per preservare la sua persona, però, nei suoi prossimi video comparirà un disclaimer in cui affermerà di non avere responsabilità alcuna qualora i frullati non dovessero funzionare.

 

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“Amore, sono tornato a ca… “: Marine fa una sorpresa alla moglie e la trova con l’amante

Molti amici ve l’avranno detto, più di una volta: “Meglio non fare sorprese a chi ami”. Soprattutto se non si è pronti a rischiare di riceverla. Avvertimento che, probabilmente, amici e commilitoni di un marine statunitense devono aver dimenticato di fargli. Oppure gliel’avranno fatta ma lui avrà pensato: “No, a me non accadrà nulla di quello che dite”.

Così, con l’idea di fare una sorpresa alla moglie, tornando a casa in anticipo senza avvertire, il militare è entrato nella sua abitazione riprendendo la scena con il cellulare per vedere la faccia che avrebbe fatto la donna.

Ma è stata di certo l’espressione del militare ad essere più che sorpresa dopo aver trovato la moglie nuda assieme a un altro marine. Il filmato della visita ‘inattesa’ (sia per lui che per lei) è stato postato su Facebook il 28 luglio scorso sul profilo dedicato a veterani e militari in servizio ‘JTTOTS26 – The Reckoning’ – in una sorta di ‘vendetta social’, finendo per essere condiviso più di 1.700 volte e visualizzato (al momento) da circa 400mila persone.

Secondo quanto riporta il sito ‘9news.com.au’, nel filmato l’uomo saluta anche il figlio di tre anni, seduto al computer al piano di sotto; poi, salendo le scale, attraversa la camera da letto e arriva in bagno, dove trova la moglie seduta nuda sul wc davanti a un uomo vestito e chino su di lei.

E la rabbia del tradito, a quel punto, esplode: “Esci di qui, fottuto Jody (termine militare per indicare chi va con la moglie di un militare che è dispiegato in operazioni all’estero, ndr)”. E ancora: “Sei fortunato che non ti prenda a calci in c…, str… . Qual è il tuo nome e il tuo grado, bastardo? Dai l’addio al tuo grado, pezzo di m….”.

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Serbia: turismo sessuale zoofilo,animali costretti a subire ogni genere di abuso

In Serbia si sta sviluppando un fenomeno sempre più preoccupante: un turismo sessuale zoofilo che vede gli animali vittime di abusi di uomini facoltosi provenienti dall’estero, soprattutto da Germania, Inghilterra e Olanda. Il crescente dilagare dell’interesse verso la zooerastia ha generato un fiorente commercio e nel Paese sorgono come funghi sempre più bordelli con animali intorni ai quali girerebbe addirittura un circuito di tour operator.

I prezzi variano dai 70 ai 150 euro e ai “clienti” è consentito addirittura filmarsi durante l’atto sessuale dietro pagamento di una tariffa supplementare di 50 euro. A denunciare quanto accade in Serbia è stata la rete televisiva RTL che, attraverso un agghiacciante reportage, ha rivelato l’esistenza di simili luoghi.

► ANIMALI ABUSATI E PRIVATI DI OGNI DIGNITÀ
In seguito alla messa in onda del reportage anche il Mirror il 18 ottobre 2017 aveva pubblicato un articolo in cui si dichiarava che degli inglesi “viaggiano in Serbia per avere rapporti sessuali con dei cani nei bordelli”. La notizia è successivamente rimbalzata su vari tabloid inglesi e francesi, ma con l’invito alla prudenza, perché, nonostante siano trapelati alcuni inequivocabili scatti di simili pratiche – quali la foto di un cane con calze a rete e tacchi – non esistono tuttavia prove schiaccianti che consentirebbero di risalire ai responsabili di tali loschi giri. La capitale Belgrado sarebbe il “punto caldo” di tali attività aberranti, dove stranieri provenienti da quasi ogni parte del mondo si recherebbero per avere rapporti con capre, montoni, asini, cani, gatti, oche e mucche. Pavle Bihal, membro del Levijatan, un gruppo di difesa animali in Serbia che si batte strenuamente per la chiusura di tali orribili luoghi di tortura per animali, ha riferito: Alcuni non vedono nessun tipo di problema in questo genere di attività, si spera solo che questo tipo di strutture siano al più presto chiuse dalla polizia.

► LE POLEMICHE
Non sono mancate tuttavia le polemiche, in quanto è stato fatto notare che la foto del cane con le calze a rete utilizzata per denunciare questo fenomeno non sia stata scattata in uno dei bordelli serbi, ma che si tratti di un’immagine che gira in rete almeno da maggio 2017, soprattutto in Asia. Per tale motivo poi è stato successivamente specificato che tale foto era stata utilizzata a scopo meramente illustrativo. In poche parole l’Associazione Levijatan è stata chiamata a rispondere fornendo prove formali dell’esistenza di tali strutture in Serbia. Bihal ha ribattuto: Abbiamo informazioni su un club, che è di fatto un appartamento dove accade tutto ciò. Siamo attualmente in attesa della sua localizzazione esatta per poter riferire tutto alla polizia. Sulla faccenda è intervenuta Marijana Cikic, autrice del reportage andato in onda su questa triste vicenda: Il mio reportage ha mostrato come questo gruppo radicale si schieri contro chi maltratta gli animali e sebbene non si sia ancora in grado di dimostrare ufficialmente l’esistenza di reti zoofile in Serbia, ho motivo di credere che queste persone siano affidabili. Mi hanno spiegato come hanno scoperto l’esistenza di tutto questo e mi hanno mostrato delle prove. Non si tratta di un bordello ufficiale, ma di un appartamento usato per questo. In pratica ciò che è stato contestato, dopo la diffusione della notizia, è che, pur non escludendo l’esistenza di tali luoghi, non si può parlare di “una tendenza” diffusa in tutta la Serbia. Resta di fatto che la zooerastia e il turismo sessuale zoofilo sono pratiche deplorevoli e aberranti in qualsiasi luogo e in qualsiasi modo si consumino e che bisogna attivarsi per porre un freno al dilagare di tali fenomeni.

Fonte:
Velvet Pets (www.goo.gl/X9Wcfe)

Photo Credits: Facebook