Divorzio Kyenge, parla il marito: “Non la vedevo mai, compro un altro cane”

La saga della fu famiglia Kyenge continua. Dopo che nei giorni scorsi Domenico Grispino, marito dell’europarlamentare, aveva annunciato di volersi candidare nelle fila della Lega, Kyenge aveva svelato che il suo matrimonio è ormai al suo capolinea.

 

La Zanzara

E proprio oggi, a La Zanzara su Radio 24, Grispino è tornato sull’argomento: “Lei ha lasciato me – spiega – Io la facevo andare avanti, tanto prendevo un altro cane e avevo la compagnia“. Insomma, il marito dell’eurodeputata vedeva più il cane della moglie. “In cinque anni qui non la vedevo mai – spiega – Stavo col cane, e adesso pure senza. Ora prenderò un altro cane“. Una dichiarazione non proprio lusinghiera quella di Grispino, ma è noto che i rapporti tra i due si erano raffreddati già da tempo. Mesi fa l’uomo aveva annunciato di voler dare il proprio voto alla Lega, nonostante il fuoco incrociato dei leghisti nei confronti della (ex) moglie. Ma i leghisti, sono veramente razzisti? “Ma queste sono cagate – dice lui – I razzisti ci sono ovunque, anche a sinistra. E anche i neri sono razzisti con i bianchi, in Africa. Vai giù in Congo e ti chiamano Muzungu”.

 

Una separazione “senza sangue”

Grispino non ha rimpianti. E’ fiero di avere scelto di candidarsi con la Lega e non si cura del fatto che questo abbia portato allo scoperto il suo divorzio con la Kyenge. Anzi, in realtà “questa storia ha fatto pubblicità a mia moglie, è andata su tanti giornali che non li ha mai visti – chiarisce – In faccia non ha avuto il coraggio di dirmi nulla. Mi ha chiamato da Bruxelles, ma non mi sono offeso. Era già finita la storia, non si devono trascinare le cose finite. È stata lei a parlare pubblicamente di divorzio, io non l’ho mai fatto”. La Kyenge si era detta, in quell’occasione, imbarazzata, ma in realtà è proprio Grispino ad esserlo “Anzi, io ci ho rimesso, che da cinque anni non lavoro. Nell’ultimo rinnovo dei consorzi in Emilia mi hanno trombato. Perché avevano votato per uno della Lega. È stata una separazione senza sangue, non ho voluto nulla. Potevo chiedere gli alimenti perché non lavoro, lei invece lavora e invece non ho voluto niente. Fine delle trasmissioni”. Chapeau!

 

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Nigeriano arrostisce un cane: banchetto choc al centro migranti

La macabra storia arriva dal Centro di accoglienza per migranti di Briatico, a Vibo Valentia, in Calabria. Qui i Carabinieri della locale Stazione sono intervenuti dopo la segnalazione di una volontaria di un’associazione animalista che ha assistito alla scena di un giovane nigeriano 29enne intento ad arrostire un cane.

E.M., classe ’88, secondo il Quotidiano del Sud sarebbe dedito a queste pratiche. Il giovane, di fronte alle domande dei militari dell’Arma arrivati al centro migranti, ha negato di aver ucciso volontariamente l’animale. Lo avrebbe trovato morto ai bordi della strada e così avrebbe deciso di scottarlo alla brace, visto che si tratta di un piatto molto apprezzato in Nigeria.

La giovane attivista animalista, invece, sarebbe una dipendente del centro di accoglienza di Briatico. Sul posto si sono fiondati i carabinieri e un veterinario dell’Asp, sconcertato di fronte a quanto visto. L’uomo ha affermato di non essere a conoscenza del fatto che in Italia è reato cibarsi con cani e gatti dopo averli uccisi, cosa strana nel suo Paese dove è normale abitudine banchettare con Fuffi o Micio Micio.

Secondo quanto scrive il Quotidiano del Sud, dopo i fatti il nigeriano sarebbe stato trasferito nel Cas per migranti di Nicotera, “allocato nel centralissimo Hotel Miragolfo”. Dove si spera non ripeta di nuovo il barbecue coi cani.

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Massacra un cane a calci e pesta due anziani,rimesso gia’ in liberta’.

“Questa è la giustizia italiana …: ne abbiamo parlato ieri qui riportando la notizia de Il Mattino Di Padova, il clandestino marocchino che sabato scorso ha massacrato a calci un cane, pestato a sangue una anziana e l’uomo che l’ha difesa, è di nuovo libero grazie al giudice e soprattutto grazie alla legge buonista italiana, che non prevede la custodia cautelare per reati inferiori ai tre anni di carcere, quest’aggressione per lo Stato è fatto lieve.

PADOVA. E’ tornato subito in libertà: due notti in carcere dopo aver terrorizzato via Altinate, e adesso Essalihi Tarik, 39 anni, marocchino con il permesso di soggiorno scaduto quattro anni fa, senza fissa dimora torna alla sua vita.

L’UDIENZA. Il pm aveva chiesto la misura di custodia cautelare in carcere ma non è stata concessa perchè i reati che gli vengono contestati non supererebbero i tre anni di pena. Gli sono stati contestati i reati di lesioni personali aggravate da futili motivi. Lui si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il tribunale ha comunque deciso che il marocchino dovrà presentarsi ogni giorno ai carabinieri di Saonara e andrà a processo il 19 aprile.

I FATTI. Via Altinate, a mezzogiorno e quaranta del sabato, è un fiume di gente che converge verso il centro. Tanto più se febbraio concede una tregua da pioggia e umidità. In mezzo a questo fiume ieri c’era anche una settantenne con il cane di mezza taglia al guinzaglio. Camminava sul marciapiede e per poco un ragazzo in bici non la investiva. Alza il braccio, grida qualcosa del tipo: “Impara l’educazione”. E quello invece di tirare dritto torna indietro indemoniato. Prende a calci il cane, che si agita e trascina a terra l’anziana. Prende a calci anche l’anziana, prima di inforcare la bicicletta e tentare di scappare. Sulla sua strada, in mezzo a decine di persone, trova un uomo di 60 anni che lo afferra per un braccio e prova a fermarlo, mentre altri intorno si attaccano al telefono per chiamare la polizia. Il nordafricano è incontenibile. Lo prende a pugni in faccia, ancora e ancora. I passanti si fermano a guardare e inveiscono finché non arrivano due pattuglie della polizia, una della Squadra volante e l’altra del Reparto prevenzione crimine.

LA POLIZIA. Gli agenti si tuffano in mezzo alla bolgia e finalmente immobilizzano il violento. Una volta in Questura scoprono chi è, con la sua storia, la sua vita e il suo carico di rancori e frustrazioni. Essalihi Tarik è uno dei tanti nordafricani che a Padova vivono da invisibili: permesso di soggiorno scaduto nel 2014, senzatetto e quindi anche senza un lavoro. Fedina penale immacolata, quindi zero precedenti penali. Secondo la banca dati delle forze dell’ordine non è né ladro, né spacciatore. Nel suo profilo Facebook pubblica una foto con la Basilica del Santo alle spalle, oppure si fa immortalare sul porticciolo del Piovego al Portello. Vede la città, la vive ma non riesce a farne parte. La polizia l’ha arrestato con l’accusa di lesioni gravi e maltrattamento di animali.

L’anziana del cane si è chiusa in casa con le crisi di panico. L’uomo che ha provato a difenderla ha trascorso la giornata in ospedale la bocca rotta e gli zigomi gonfi a causa degli ematomi.

Essalihi Tarik è di nuovo libero e non ha avuto nemmeno un provvedimento di espulsione.”